Inzaghi e Kakà per esorcizzare l’altro Diavolo

nostro inviato a Milanello

Il prefetto ha precettato i vigili urbani. Ma in mezzo al campo il Milan sta bene. Non sono quelli che servono. Però non dite che al Milan serve un portiere. Il cordone dei buoni sentimenti rossoneri vi picchierebbe sulle mani: così non si fa. Dida è bravo, buono e para bene, almeno fino a giovedì. Ancelotti ha aggiunto: «Non lo vedo tanto in negativo, ha la fiducia mia e della squadra. Non gli parlo perché è un tipo introverso e rispetto i suoi silenzi». Questa è casa Milan: sussurri e segnali in attesa del Manchester. La partita dell’anno, almeno fino alla prossima. Ieri, davanti ai cancelli di Milanello, c’era la folla delle grandi attese: fede senza confini e senza limiti. Occhi curiosi ad individuare qualcosa negli sguardi dei giocatori, sbirciatine lontane verso i campi di calcio. Tutti a domandare: Maldini? E Ancelotti a rispondere: «Ci servono la sua esperienza e personalità». Fino all’ultimo si terrà la speranza di mandarlo in campo, ma ieri ha iniziato l’allenamento poi è andato in palestra. Quasi una bandiera bianca. Altrimenti tutti aggrappati alle scosse elettriche di Inzaghi. E Carletto a rispondere: «Non deve sprecare energie, stare sulla linea e aspettare l’occasione per combinare qualcosa di buono».
Milan gattone, Milan sornione. Che Milan sarà davanti agli scatenati diavoli d’Inghilterra, al grande urlo della folla di San Siro e ad un gruppuscolo di inglesi che non saranno nemmeno sbronzi, perché domani sarà vietata la vendita di alcolici? «Milan coraggioso e con grande personalità», dice Ancelotti con la faccia di uno che vorrebbe essere in campo, ma non sulla panchina. Milan che crede a una tradizione (il Manchester ha sempre perso a San Siro), che crede alle indicazioni della partita d’andata («Dovremo giocare per 90 minuti come nella prima ora»), che spera nella difesa degli avversari («Non è il loro reparto migliore») e forse nelle sue buone stelle: dici l’irrefrenabile Kakà, ma anche quel Gattuso ercolino sempre in piedi, ancora una volta dopo un infortunio, dici Nesta che garantisca sicurezza difensiva, ma pure Seedorf che sembra uscito da un elettroshock. Dovrà esser il Milan che giocò a Istanbul, fa intendere Ancelotti, ma solo quello del primo tempo. Dovrà essere il Milan sempre voluto da Berlusconi. Ovvero: «Dovremo prendere in mano la partita e non mollarla mai. Senza la frenesia del gol. Loro sono forti in attacco e noi dovremo dargli poche possibilità di farci male». Ci vorrà un Milan stellare? Forse. Un Milan spettacolare? Non necessariamente. Un Milan terribilmente essenziale? Certamente. «Abbiamo lavorato un anno intero per arrivare alla finale di Champions. Sarebbe un peccato sprecare tutto». Qualcosa è stato sprecato a Manchester. Però il diavolo, quello inglese almeno, non è brutto come vien dipinto. «Anche con l’Everton hanno avuto difficoltà e un po’ di fortuna nel recuperare. Vero che non mollano mai». Sottinteso: ma ci sarà una volta in cui girerà male.
I bookmakers puntano sulla sfida decisa da Kakà o da Ronaldo. Pagano solo 4.50 il successo del Milan con gol del brasiliano, mentre quotano a 7 la vittoria inglese con rete del portoghese. Sarà un caso o sarà fiuto, gli scommettitori credono più a Kakà che a un colpaccio del Manchester. D’accordo, sanno pure loro che c’è Dida in porta, la difesa non è proprio una cassaforte e l’attacco ha poche cartucce. Però basterà un gol in più. E, qui a San Siro, il Manchester non ha mai segnato un gol al Diavolo rossonero. Stavolta la tradizione potrebbe essere il dodicesimo uomo.