Inzaghi. E il Milan passa a Donetsk La Lazio resta aggrappata all'Europa

Nella ripresa Superpippo, entrato da un minuto, va in gol e lo Shakhtar sparisce. <strong><a href="/a.pic1?ID=218850" target="_blank">I biancocelesti battono il Werder 2-1</a></strong> con una doppietta di Rocchi: ancora in corsa per gli ottavi

Donetsk - Poche storie, in Champions è un altro Milan. Anche al freddo e al gelo, come la notte prima di Natale. Si rivede, dopo molte settimane (come se gli avessero messo le batterie in carica), Pippo Inzaghi ed è un ritorno che procura le solite, straordinarie emozioni all’armata berlusconiana: basta servirlo con precisione e lui, l’eroe di Atene (anche allora una doppietta) ricambia con un paio di sigilli che mettono il Milan sulla strada della qualificazione, in cima al girone. Basta un altro successo, e a 12 punti, il passagio è garantito.

Inzaghi e Kakà, col contributo decisivo di Pirlo (il trio magico della finalissima col Liverpool) formano una formidabile task force di eversori: il primo scodella al brasiliano l’occasione per sigillare il successo fuori casa, Riccardino ricambia servendo il 3 a 0 a porta spalancata, Pirlo guadagna la palla più importante dela serata. Come può una squadra così arrancare in campionato, resta un mistero, da svelare nelle prossime puntate, come si conviene a un giallo d’autore. Forse è l’aria, frizzantina, dell’Ucraina, lontano da San Siro è un’altra musica. E che nessuno sottovaluti gli ucraini.

Dopo l’omaggio a Liedholm, lo Shakhtar non si lancia all’assalto del fortino milanista. Lucescu, scottato dall’esperienza milanese, questa volta prende le sue belle precauzioni che sono più di una. Per esempio incarica un ceco, Hubschman, di stazionare fisso davanti alla difesa e di pedinare in particolare Kakà anche quando la squadra si sposta nella metacampo rossonera. Seconda precauzione: invece di concedere varchi centrali al contropiede, provvede a lanciare in avanti i due difensori laterali, Rat a sinistra e Srna a destra, chiamati in causa dai continui cambi di direzione. Perciò i pericoli maggiori per il Milan si accumulano sulle punizioni dal limite guadagnate dagli ucraini nel primo tempo e su un paio di imboscate provenienti dal lato sinistro dove Serginho non esercita il controllo consueto della corsia

Su una di queste traiettorie velenose, la testa di Jadson centra la sagoma di Dida chiamato più tardi, su un fendente di Srna, a esprimersi secondo antichissimo talento, con un volo che impedisce a Fernandinho, sul secondo palo, di fare centro a colpo sicuro. È più di un brivido per il Milan accolto da un freddo polare (si comincia a meno 3, si finisce a meno 5). Le risposte dei rossoneri non sono né convincenti né particolarmente efficaci. E non solo perché Gilardino prende una «stecca» sulla schiena che ne limita in modo consistente i movimenti. Kakà, guardato a vista, ha poco spazio, Seedorf in serata non ispirata, conclude ancora meno e tutto il Milan se ne resta nella sua metà campo, quasi ad aspettare momenti migliori invece che portare le forze oltre la linea della palla.

La ripresa cambia la faccia alla sfida e anche al Milan, uscito dal suo guscio in modo più efficace rispetto al primo tempo. Il segnale della riscossa milanista è una punizione di Pirlo, girata di testa da Ambrosini sul palo: è la scintilla che rimette in moto la macchina milanista. Per capire quel che accade bisogna passare dalla sostituzione ordinata da Ancelotti (Inzaghi per Gilardino) oltre che dal netto miglioramento della performance di Pirlo, protagonista di un «break» strepitoso davanti all’area. Il lancio successivo è un invito a nozze per l’Arsenio Lupin Inzaghi: di destro non perdona. Più tardi, appena lo Shakhtar si sfilaccia nel timido tentativo di risalire la corrente, sempre Inzaghi (messo in azione da Serginho), tiene una palla qualunque e la trasforma in un assist per Kakà, finalmente vivo in area di rigore e autore del decimo sigillo stagionale (in 14 presenze). Il suo destro a girare è un piccolo capolavoro di abilità balistica con cui firma il 2 a 0. Generoso il brasiliano affida al piedino di Inzaghi il comodo pallone del 3 a 0 a pochi istanti dal rompete le righe. Nel finale c’è posto anche per Maldini e Brocchi, chiamati a rendere più consistente la resistenza della trincea.