Inzaghi: "Grande Inter, le renderemo omaggio dopo averla battuta"

"All’andata fecero un gran gesto per noi freschi campioni del mondo: sarebbe bello ricambiare. La differenza tra Mancini e Ancelotti? Il nostro mister sa farsi amare dai giocatori"

Caro Inzaghi, è tornato SuperPippo: ha una giustificazione per le assenze?
«Sono rimasto fuori due mesi e mezzo. Tutto è cominciato nel derby di dicembre, al ritorno da Yokohama. Mi sentivo un re e invece mi capitò la frattura del mignolo, in apparenza un infortunio da poco e invece ho patito per molti mesi».
Ha qualche rimpianto?
«Uno solo e si chiama Arsenal. Fossimo arrivati all’appuntamento con Kakà e io in forma, avremmo svoltato, come accaduto l’anno prima col Celtic. E a questo punto della stagione avremmo preso a volare, come si verificò contro il Manchester».
Il calcio inglese domina: ha una spiegazione?
«Sottoscrivo l’analisi di Galliani: con gli stadi di proprietà, maggiori introiti complessivi e una economia nazionale che funziona, il calcio inglese è destinato ad esercitare un lungo primato. È già un miracolo che l’anno prima il Milan si sia ribellato alla dittatura oscurando il fatto che ancora una volta erano arrivati alla semifinale tre club inglesi».
La sua magica vena ha oscurato Gilardino: come se la passa il giovanotto?
«È mio amico e io lo aiuto. Gli ho detto: guarda che nella carriera di ciascuno di noi capita un momento no. Tu tornerai più forte di prima».
E Pato?
«Pato è il futuro radioso del Milan. Della sua età è il migliore in circolazione, figuratevi cosa diventerà fra 3-4 anni. Penso a quando giocheranno insieme Pato-Kakà e Borriello: trio perfetto».
Ecco, a proposito: Borriello...
«Ha fatto quello che feci io ai tempi del Parma. Non giocavo e andai a Bergamo, con l’Atalanta a 23 anni, e divenni capo-cannoniere del campionato. Adesso deve superare gli altri esami che nel calcio non finiscono mai».
Shevchenko continua a sbavare dalla voglia di tornare...
«Il gruppo è pronto ad accoglierlo con rispetto e affetto, dipende dalla società».
Chiudiamo la rassegna con Ronaldinho...
«Io mi fido ciecamente dei miei dirigenti. E dico in generale: se arriva qualcuno, Ronaldinho tra questi, che ci aiuta a vincere, è il benvenuto».
Come si spiega la primavera di Del Piero e Inzaghi?
«Con una sola parola: la passione per il nostro lavoro. Io e lui, alla nostra età, ci divertiamo e soprattutto abbiamo dentro ancora il sacro fuoco. Perciò può succedere che nonostante i record, i tanti gol fatti e i trofei vinti, a me riesca di fare 16 gol in pochissime sfide».
Ricucito il rapporto con Del Piero?
«Amici lo siamo sempre stati, sono cambiate le frequentazioni».
Per l’europeo Inzaghi può perdere il sonno?
«No, lo vivo in modo sereno. Ho sempre detto: non sono uno che deve salire sul treno all’ultimo momento. Ero nel gruppo, ai tempi di Far Oer e Lituania, ho fatto la mia parte per conquistare la qualificazione, se sono mancato è stato per infortunio. Donadoni faccia le sue scelte: se ci sono benissimo, altrimenti sarò davanti alla tv a tifare per gli azzurri».
Che rapporto ha con il derby?
«Quasi magico. Non dimenticherò mai il mio primo derby, a Milano. C’era ancora Terim, in panchina. E su cross di Contra ebbi la possibilità di fare subito gol, di testa, a Toldo. Finì 4 a 2, quella volta».
L’Inter non è più quella del 2002...
«Verissimo. Ci ha lasciato il segno sulla pelle di recente, ha vinto due scudetti di fila, meritano grande rispetto e considerazione».
Mentre il Milan continua a svegliarsi tardi in campionato: perchè?
«Lo ripeto da settimane. Se al Milan vengono meno Pirlo e Kakà, la differenza si nota. Guardateli ora che sono in forma come cambia la musica».
Mancini dà segni di stanchezza nervosa, Ancelotti continua a resistere: ce lo spiega?
«Perchè Carlo è uno che riesce a farsi voler bene dai suoi calciatori. Ed è questo il banale segreto del ciclo milanista: noi stiamo bene insieme, la sera in ritiro, a tavola, giochiamo e sorridiamo, con l’allenatore e con i dirigenti».
Dei 98 gol made in Milan quale giudica il più importante?
«I due di Atene, naturalmente. Mi hanno cambiato la vita e l’ultima parte della carriera. Eppure, per i miei tanti tifosi giapponesi, i gol contro il Boca mi hanno regalato una grande felicità ma nessun paragone con Atene. Non ho dormito per una settimana di fila».
Ricorda il bel gesto dell’Inter nel derby d’andata?
«Certo e fu un gesto di grande classe e di sanissima sportività. Perciò penso che anche noi, forse, dovremmo pensare a qualcosa di simile per ricambiare quel gesto».
Cosa cambia per il Milan il posto in Champions o in Uefa?
«Cambia. Per noi del Milan ascoltare la musichetta della Champions è provare un brivido. Perciò dobbiamo cercare di acciuffarla. Pensi: prima della Reggina eravamo a meno 7 dalla Fiorentina, ora siamo a meno 2».
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«Non conta l’età, conta l’incontro con la persona giusta».