Inzaghi sconvolge il Bayern e le idee di Lippi

Trionfo in Champions con un neo: Dida fa un’altra papera

Franco Ordine

da Milano

Che Milan, da leccarsi i baffi. È il Milan di coppa campioni: non sbaglia quasi mai un colpo. Inzaghi e il suo attacco boom boom mettono al muro il Bayern e gli rifilano un altro castigo. Tipo quello di Firenze, tra nazionali. Un sonante 4 a 1 che risplende nella notte di San Siro come un avviso ai naviganti. Il suo passaggio ai quarti è trionfale, qualche mal di pancia, qualche errore, prima di chiudere i conti con i tedeschi, troppo inferiori per reggere il confronto. Lo temevano, quelli del Bayern, e l’hanno patito come un incubo. Lo aspettavano, quelli del Milan, e lui s’è presentato come un magnifico eversore di coppa Campioni. Filippo Inzaghi, sempre lui, ancora lui, viene da aggiungere, ha presto marchiato a fuoco con le sue cifre iniziali la sfida di San Siro dandole un indirizzo favorevole. Da solo o quasi ha incenerito il Bayern. Solo un paio di errori altrui (il primo di Shevchenko dal dischetto, il secondo di Dida su una punizione distante 30-35 metri), hanno consentito ai tedeschi di riaprire i giochi della qualificazione prima dell’intervallo.
Il Milan non è partito al passo di carica, ha battuto la sua corsia più ispirata, quella di sinistra, con Serginho, ma anche Stam, chiamato in causa sull’argine opposto, non ha fatto mancare contributi e cross decisivi. Alla prima palla persa dal Bayern (responsabile Demichelis), al culmine dell’intervento tempestivo di Serginho, la testolina di SuperPippo anticipa quella amica di Shevchenko (è come se si marcassero tra di loro, appostati entrambi sul secondo palo) e trafigge Kahn. Inzaghi è scatenato: non lo tengono con le buone, figurarsi con le cattive e appena quello scellerato di Ismael (è lo stesso del fallo di mano all’andata) gli si attorciglia addosso in area, come un polipo, ecco il rigore che può stendere il Bayern. Rincorsa troppo lunga di Shevchenko, patisce la presenza del vecchio istrione biondo Kahn e il suo destro finisce fuori. È il primo errore della stagione dal dischetto, il primo dopo Istanbul a leggere le statistiche.
Per fortuna sua, e del Milan, Sheva può rifarsi nel giro di un paio di minuti quando Stam lavora una palla sulla destra e gliela scodella sulla testa mentre Ismael è in grave ritardo: girarla nell’angolino opposto (qui con qualche responsabilità di Kahn) non è così complicato. Stordito, il Bayern impiega altri dieci minuti per riaversi dallo choc e per apparecchiare una dignitosa risposta che prende le mosse da un flebile segnale di vita di Ballack (tiraccio senza pretese). Il sontuoso 2 a 0 si rimpicciolisce appena Dida ne commette una delle sue. Al rientro dall’infortunio, va con le mani basse, tipo pallavolista, su una schioppettata di Schweinsteiger bissando lo sfondone commesso nel derby (punizione di Adriano respinta sui piedi di Martins). Qui è pronto Ismael, in avanscoperta, a realizzare il tap in: più bravo in attacco che in difesa questo Ismael.
Ma finché c’è quel dannato, dannatissimo Inzaghi in campo, il Bayern non può stare tranquillo. Specie in partenza, nella seconda frazione come nella prima. Appena Serginho libera sulla sinistra il suo cross vellutato e i due centrali, Lucio e Lizarazu, commettono un’altra nefandezza in società, ecco Pippo avvitarsi come un serpente a sonagli su una palletta sbavata e di testa, spingerla oltre la mani di Kahn.
A quel punto il Bayern non ha più scelte e deve correre ogni rischio possibile per provare a risalire la china. Magath aggiunge a Guerrero (entrato al posto dell’inconcludente Makaay) Zè Roberto, più tardi anche Scholl, ma nel frattempo concede spazio eccessivo al contropiede milanista: se Sheva riesce a innescare Kakà nella metà campo deserta tedesca e il brasiliano s’invola sicuro e autoritario, la conclusione si può indovinare prima del tempo. La sua sassata sotto la traversa incornicia il largo 4 a 1. La serata da fiaba del Milan si conclude con un altro riscatto, quello personale di Nelson Dida che respinge le unghiate dei tedeschi e su Ballack, in uscita, rischia l’osso del collo per frenarne lo slancio, e con il ritorno all’attività di Ambrosini. Peccato che Pippo sporchi la sua magica notte con una scenetta non proprio idilliaca all’atto della sostituzione, e sotto gli occhi di Lippi, autorizzato a coltivare qualche dubbio non tecnico ma comportamentale sul conto dello spiritato attaccante piacentino. Nel gran finale c’è posto solo per la festa del Milan e del suo popolo. Del Bayern non c’è più traccia. Inzaghi riceve i titoli di coda, ma da segnalare sono anche Kaladze e il superbo Serginho, Vogel e Seedorf, il Milan che conta insomma.