Inzaghi: tris Champions Ma la curva contesta

Superpippo con tre reti e le parate di Abbiati regalano la vittoria al Milan contro l'Atalanta e spengono la contestazione dei tifosi. Striscioni contro la società. Galliani: "Hanno la memoria corta"

Milano - Pippo Inzaghi passa per un mago del gol. Per carità le cifre (298 reti da professionista, una montagna di gol) parlano chiaro e inchiodano ogni inossidabile critico del bomber più amato dal popolo rossonero, alla realtà. Alla bella età di 35 anni, trattasi di un fuoriclasse della professione, poche storie. Il precedente in materia non si perde nella notte dei tempi: Livorno-Milan 1-4 dell'aprile del 2008, giusto un anno prima, non è ancora pronto per la pensione. Nel caso di scuola oltre che mago, Pippo Inzaghi diventa anche rianimatore del Milan ridotto ai minimi termini, dieci assenti tra infortunati e squalificato (Favalli), segno che continua ad onorare la maglia oltre che il mestiere e a risolvere i problemi più complicati della real casa. Quei tre gol di ieri, con cui sale a quota 108 nella carriera rossonera, valgono tre punti pesanti: puntellato il terzo posto, grazie anche alla resa della Fiorentina col Palermo, più 5 punti rispetto al precedente torneo. «Siamo fuori dal tunnel» annuncia convinto Ancelotti e forse è il caso di credergli sulla parola. Da domani può contare su gente tipo Kakà, Ronaldinho, Seedorf, Ambrosini, non proprio gli ultimi arrivati. L'emergenza sembra dietro l'angolo, insomma.

Inzaghi non cura solo gli acciacchi del Milan, mette anche la sordina alla feroce contestazione di ieri. Dopo i fischi delle tribune, c'è stato il festival degli striscioni che, a sentire alcune voci attendibili, ha allontanato da San Siro il presidente Silvio Berlusconi diretto allo stadio dopo mesi di assenza. Brutale il messaggio riferito all'azionista: «c'era una volta il Milan dei sogni, ora una squadra da circo Togni». Sotto sotto forse c'è anche un riferimento acido alla conclusione virtuale dell'affare Beckham: resterà fino a giugno felice e soddisfatto. Divertente lo slogan dedicato allo staff sanitario, messo nel mirino pure dai tifosi: «Milan-lab: fatti curare». Le vicende Borriello e Kaladze hanno preso a martellate la fama di Meersseman e soci. Adriano Galliani, alla fine ha masticato amaro e non è riuscito a frenarsi dinanzi ai microfoni. «Altro che circo Togni! Quando ci sarà qualcuno che avrà fatto 8 finali di Champions, vedrete che cominceranno a ricordarle. Non dimentichiamo il passato, gli altri non sanno nemmeno dove sono queste cose meravigliose» la sua stilettata dedicata in parte alla curva propria e a Mourinho nella seconda parte (prima risposta ufficiale alla famosa battuta del portoghese «zero titoli»). Evidente il disappunto del vice Berlusconi. Tra società, che continua a parlare di sacrifici futuri e a far di conto, giustamente è il caso di aggiungere, e la curva che vede Moratti spendere e spandere per l'Inter, si sta scavando un fossato pericoloso. Può portare dritti dritti alla separazione. Basta avere un po' di pazienza e continuare a maltrattare l'era Berlusconi, unica per trofei vinti oltre che milioni investiti.

Dietro i gol miracolosi di Inzaghi, c'è stato anche un altro messaggio lanciato dal bomber: il suo abbraccio personale ad Ancelotti dopo il primo sigillo, semplice semplice, un cross di Jankulovski trasformato in volée, testimonia di quel che ancora resiste a Milanello e cioè il rapporto tra il tecnico e i suoi amministrati. Il 3 a 0 di ieri non illumina certo il gioco del Milan: a eccezione di Beckham e di qualche lancio abbagliante (sprecato da Pato), c’è da segnalare ben poco, la parotona di Abbiati su Guarente, una combinazione tra Zambrotta e Jankulovski, l'assist di Pato sul 2 a 0 di Pippo. Fa specie la condizione avvilente di Andrea Pirlo che è da sempre l'ispiratore più atteso delle geometrie rossonere: aspettano tutti lui e invece di coglierne i lanci sono costretti a rimediare alle sue amnesie, i suoi errori balistici, i passaggi sbavati come un principiante. A Milan-lab son convinti di rimetterlo in sesto nelle prossime settimane: vogliamo vedere per credere. L'Atalanta non esce ridimensionata da San Siro: anche Del Neri ha il suo mucchietto di assenti (Vieri, Doni, Floccari) eppure non si lamenta e anzi apparecchia una squadra capace comunque di giocare bene. Certo per far gol occorrono degli artigli. Oppure Inzaghi che sta vivendo una terza gioventù, merito anche della sua giovane e timida compagna, Alessia Ventura, che lo ha convertito alla vita di coppia.