«Io, 007 per un giorno con 65 dollari»

Intrighi, pedinamenti e perquisizioni. Una giornalista partecipa al corso di addestramento organizzato dall’Fbi

Mariuccia Chiantaretto

da Washington

James Bond non è nessuno. Dieci americani appassionati di spionaggio, guidati da due agenti della Cia in pensione, sono riusciti a identificare una spia cinese e a impedire che passasse materiale «importantissimo» al nemico.
L’operazione, sponsorizzata dall’International Spy Museum, si è svolta al Willard Intercontinental Hotel di Washington, l’albergo che sorge a pochi pochi passi dalla Casa Bianca e che da più di 140 anni fa da sfondo a manovre di spionaggio. L’aura di mistero che da sempre circonda questo albergo è tale che l’Fbi ha usato la famosa Peacock Alley, la galleria interna bordata da boutique, bar, edicola e gioielliere, come luogo di addestramento per i suoi agenti.
Per partecipare a «Spy School Workshop Exspionage 101: Intrigue at the Willard Intercontinental», i dieci allievi hanno pagato 65 dollari ciascuno. L’appuntamento era fissato per le 18.30 nella hall. Il primo compito dell’aspirante spia era di individuare una persona con un garofano bianco all’occhiello cui si doveva rivolgere la domanda «Dove posso comprare il biglietto per la mostra dei fiori?».
L’agente, una bella ragazza bruna, consegnava una piantina con un percorso da caccia al tesoro che conduceva alla saletta dove l’ex spia della Cia Jonna Mendez avrebbe spiegato cosa fare.
Jonna, un’elegante signora sui sessant’anni, ha un passato di tutto rispetto che comprende 25 anni di servizio alla Cia, parte come agente in Europa ed Estremo Oriente e parte come responsabile dell’ufficio tecnico che produce travestimenti. In coppia col marito Tony, Jonna Mendez è autrice del libro «Spy Dust: two masters of disguise» che la Cia usa come testo per le reclute.
Il compito dei dieci allievi di Jonna Mendez non era facile. La maestra ha rivelato che un agente coinvolto con lo spionaggio cinese doveva ritirare un pacco nel parco davanti all’albergo. Secondo informazioni captate da un’intercettazione telefonica il materiale doveva essere depositato fra le 19,45 e le 20.
L’agente da sorvegliare, indicato con il nome in codice «Swallow» (rondine) era una giovane donna e abitava nell’albergo. Gli apprendisti-spie avevano la fotografia per poterla individuare e sorvegliare. Lo scopo del pedinamento era di far sì che Jonna potesse mettere la mani sul pacco prima di Swallow. Era un incarico di grande responsabilità: si doveva garantire la sicurezza di Jonna o annullare l’operazione.
Prima di dare il via alla caccia a Swallow Jonna ha portato i suoi allievi nella camera della ragazza dove ha spiegato come si perquisisce senza lasciare traccia, cercando rimettere ogni cosa al proprio posto, compresi i capelli che una spia di professione incolla su un cassetto per controllare se è stato aperto. Nella valigia di Swallow gli allievi hanno trovato una borsetta, in apparenza vuota ma che Jonna ha dimostrato essere di importanza capitale: nel doppio fondo (che gli allievi non avevano notato) c’era una mappa in cinese che è stata fotografata e rimessa meticolosamente a posto.
La caccia a Swallow nella hall dell’albergo e nel bar è stata molto divertente. Un allievo, funzionario di banca, che vestiva lo smoking alla James Bond accompagnato dalla moglie trofeo, non ha resistito alla tentazione di una vodka martini «shaken not stirred». Una coppia di imprenditori, dirigente di un centro commerciale lui, costruttrice di grandi magazzini lei, si è divisa: mentre madame chiacchierava e beveva al bar, il marito con la faccia seppellita in un giornale scandagliava come un laser la hall.
Swallow, disinvolta, sorridente, in abito da mezza sera nero, è uscita dall’ascensore e ha chiesto qualche informazione al portiere dell’albergo. È poi andata all’edicola dove ha sfogliato qualche rivista e infine si è spostata, per ingannare il tempo in attesa del momento di ritirare il pacco, nella boutique dove ha chiesto alla commessa di farle vedere alcuni vestiti da sera.
Gli allievi, intanto, si sparpagliavano nel parco dove un vento gelido rendeva più improbabile che mai la presenza di gente che passeggiava fumando, sedeva sulle panchine, chiacchierava amabilmente. A un certo punto è arrivato un barbone con una gamba malamente fasciata da una benda elastica messa sopra il calzone. L’uomo si è seduto sulla panchina stabilita e, dopo qualche istante, ha lasciato scivolare a terra un pacchettino. Nel frattempo il manager del centro commerciale che si era spostato su un’altra panchina isolata è stato avvicinato da quattro o cinque giovani schiamazzanti che lo hanno invitato a ballare con loro. Non appena il barbone è scomparso nel buio della notte gli allievi spia, con segni concordati in precedenza, hanno avvertito la ragazza del Michigan che era venuta apposta a Washington per partecipare al corso. La capogruppo designata, con un mini laser, ha quindi segnalato a Jonna, in attesa su una limousine, che Swallow era nel bar e che il pacco poteva essere prelevato prima che cadesse in mano nemica.
Jonna, a questo punto, travestita da uomo con tanto di sigaro fra le labbra ed un cappellaccio che le copriva la faccia, ha fatto un pigro giro del parco, si è seduta un momento sulla panchina e se n’è poi andata nascondendo il pacco in un sacchetto da supermercato.
«Missione compiuta con successo e lode» ha detto la maestra agli allievi ormai riuniti davanti alla porta principale dell’albergo. «Il prossimo e ultimo appuntamento, ha poi aggiunto, è nella camera 512».
Man mano che gli allievi eccitati, vocianti ed emozionati entravano nella lussuosa suite al quinto piano, un cameriere offriva loro un bicchiere di champagne e li invitava ad entrare nella stanza attigua dove Tony Mendez, ovvero il barbone, aspettava sorridente.
Mendez, 66 anni, di cui 25 trascorsi alla Cia, è un famoso personaggio. Nel 1980 ha ottenuto dal governo l’Intelligence Star for Valor per aver portato in salvo da Teheran sei diplomatici americani che, mentre i loro colleghi venivano presi in ostaggio, avevano trovato rifugio nelle ambasciate canadese e svedese. Alla domanda: «Signor Mendez, ci sono stati momenti difficili durante l’operazione di questa sera?», Tony ha risposto con un sorriso guardando Swallow che in quel momento entrava cinguettando al braccio di un bel giovanotto. «Si, certo - ha detto - è stato quando ho cercato di allontanarmi dal parco salendo a bordo della limousine da cui era scesa mia moglie. L’autista non ne voleva sapere di prendere a bordo un barbone, gli ho dovuto far vedere che sotto il soprabito rattoppato e logoro avevo lo smoking e spiegargli che stavo dando lezioni di spionaggio».