«Io, 24 anni, il più votato dai nonni della capitale»

Samuele Piccolo (An) era il numero 45 della lista ma ha battuto tutti con oltre ottomila preferenze raccolte soprattutto nei quartieri popolari

da Roma

Samuele Piccolo è la rivelazione delle ultime amministrative romane. Un «outsider» di 24 anni, un recordman venuto apparentemente dal nulla, capace di ottenere qualcosa come 8.347 preferenze nelle liste di An.
Chi è Samuele Piccolo? E come si fa a raccogliere a 24 anni una valanga di voti come ha fatto lei?
«Vengo dalla periferia e mi occupo da sempre delle propaggini dimenticate di Roma e di volontariato. Il mio impegno parte dagli scout. Vengo da una famiglia di piccoli imprenditori. E possiedo una casa editrice con cui ho pubblicato due libri, oltre a una rivista di free press».
E basta questo per diventare il candidato più votato a Roma?
«Guardi, mi hanno attribuito le più disparate sponsorizzazioni. Ma dietro di me non ci sono padrini, c’è solo tanto lavoro».
Come nasce la sua candidatura?
«Io sono molto conosciuto nell’ambiente dei circoli anziani grazie alla festa dei nonni dove ho radunato 10mila persone. Sono stati loro a dirmi: perché non ti candidi?».
Molti mesi prima delle elezioni Roma è stata invasa dai suoi manifesti, con sopra soltanto il suo nome e il sito Internet. Come nasce questa campagna un po’ misteriosa?
«Ho potuto stampare manifesti a costi molto bassi e ho deciso di fare un test sulla curiosità della gente. Sono arrivate migliaia di e-mail. Io ho contattato quelli che si rivolgevano a me in positivo e gli ho spiegato il mio progetto».
Qual è il primo tema di cui vuole occuparsi?
«Semplice: si rende conto che gli autobus sono praticamente inaccessibili per i disabili? E che s’è solo un taxi a Roma abilitato in tutta Roma?».
Come è nata la sua candidatura? Lei ha messo a disposizione di An il suo pacchetto di voti?
«Io ho proposto la mia candidatura. Loro giustamente mi hanno candidato come semplice portatore d’acqua al 45° posto. Non ero certo nelle teste di serie».
Sono rimasti spiazzati dal risultato?
«Credo proprio di sì. Il punto è che io sono radicato nel territorio, ho pescato voti nei quartieri dove mi conoscono, dove si coagula lo scontento verso Veltroni che ha fatto apparenza più che sostanza».
Teme l’invidia dentro An?
«Sinceramente un po’ sì. Mi dicono che alcune voci su di me sono partite anche dall’interno ma io non ho intenzione di scavalcare nessuno. Dico solo che la campagna per il 2011 inizia oggi e la si può vincere solo con una squadra compatta, senza guerre interne, riappropriandosi del territorio».
Quali sono i suoi quartieri di riferimento?
«Palmiro Togliatti, Torre Angela, Tor Bella Monaca. L’area forse più pasoliniana che c’è».
Perché ha scelto An?
«Per i suoi valori tradizionali legati anche al cattolicesimo».
Qual è il politico che ammira di più?
«Fini per il suo percorso di crescita. Ma soprattutto Alemanno e Storace, persone che hanno sempre navigato nei quartieri. In una battuta: pochi salotti e molte strade».
Intende aprire un dialogo con i giovani di An?
«Sì. E voglio portare giovani al partito».
La vedremo in Parlamento nel 2011?
«Tra cinque anni avrò 29 anni. Voglio impegnarmi ma senza fretta. Mi hanno chiesto: vuoi fare il capogruppo? Non ci penso nemmeno, non voglio essere impacchettato. È un ruolo che lascio a chi ha più esperienza. Io ho ancora tanta voglia di correre per la città».