"Io, 27 anni, iscritto al partito della Resistenza"

Genova - Non sarà neppure il più giovane iscritto, ma è consigliere nazionale dell’Anpi. Un eletto in una ristretta cerchia di un centinaio di persone in tutta Italia.
Luca Ravettino, scusi, ma quanti anni ha?
«Ventisette».
Ma la Liberazione non l’ha fatta neppure suo papà?

«No, infatti».
E lei sarebbe un partigiano? Cosa ci fa nell’Anpi?
«L’Anpi è un’associazione che ha al suo interno una distinzione tra partigiani e antifascisti. Io ho la tessera Anpi di antifascista. E dal momento della sua fondazione l’Anpi punta a difendere i valori e i diritti conquistati con la Resistenza».
Non è l’unica. Resta la domanda. Perché iscriversi all’Anpi?
«Chi non si riconosce a fondo nei partiti, chi tiene più ai valori della Costituzione che a un programma elettorale trova nell’Anpi la sua giusta collocazione».
La tessera da antifascista costa più o meno di quella da partigiano?
«Ognuno versa quello che può e si sente di dare. Magari i giovani, gli studenti pagano di meno. Nella mia sezione, a Sestri Levante, siamo circa 400, ed è vero, per la stragrande maggioranza siamo antifascisti».
È dal 2006 che lo statuto lo consente, ma lei era già iscritto da prima all’Anpi?
«Sì. Diciamo che al congresso di Chianciano lo statuto ha recepito quello che la base aveva già deciso. Ad esempio a Struppa, alla periferia di Genova, c’era rimasto un solo partigiano. I ragazzi andavano da lui, si facevano raccontare le sue storie, alla fine si è deciso di fondare una sezione formata dal partigiano e da tutti gli altri giovani».
È solo una questione di valori. Allora si può fare l’associazione dei garibaldini, dei bersaglieri di Porta Pia, dei legionari romani della Decima Legione?
«Infatti, è proprio questo il punto della questione. Come disse Berlinguer, Enrico Berlinguer, in mancanza di un’autorità politica ti rifugi in altre cose, in altre forme associative. E l’Anpi lo è, a trecentosessanta gradi. Può aderire anche chi proviene da una famiglia liberale, o cattolica».
Insisto. Perché fare proprio i partigiani a vent’anni?
«Perché il fascismo è sempre presente, basta pensare alle logge massoniche, ai servizi segreti».
Cosa c’entra con il «perpetuare la memoria della libertà e glorificare i caduti» della Resistenza?
«La gente vorrebbe facessimo solo “memoria”. Lo vorremmo anche noi, ma ci tocca fare dell’altro, per contrastare il fascismo ancora esistente».