Io, accattone. E la Polizia guarda

Sapessi com’è facile fare il barbone a Milano. Chiunque può svegliarsi la mattina e provare a sbarcare il lunario sull’asfalto della Stazione Centrale. Un posto senza regole dove chiedere l’elemosina è il modo più pulito, o per lo meno innocuo, per tirare a campare. Sulle scale del metrò, per esempio, oppure nei pressi della biglietteria. Tra pendolari e turisti che rincorrono orari e appuntamenti, chiunque può racimolare qualche spicciolo approfittando della buona fede altrui. Come abbiamo fatto noi per una giornata. Mettendo alla prova l’ennesimo giro di vite voluto dal sindaco e disposto dal prefetto.
Altri scelgono altre strade, marciapiedi diversi, ma la piazza è la stessa. Duca D’Aosta è l’arcipelago del degrado, i romeni si sono presi l’ala Est, i maghrebini quella che porta ai taxi, peruviani, cinesi e senegalesi «si accontentano» di stare nel mezzo. Nel punto in cui i bambini rom l’estate scorsa scippavano i passanti ora ecco capannelli niente affatto limpidi, donne che sbarcano dagli autobus e si mettono in vetrina sui marciapiedi. Nelle aiuole in cui mesi fa sgattaiolavano i topi oggi si mangia e si beve da mattina fino a sera, bivacco ininterrotto con tanto di radio a volume sparato. Eppure c’è l’annuncio di nuovi e più stringenti controlli di sicurezza, specie nel weekend, quando la presenza degli stranieri si fa ancor più massiccia. In campo pattuglioni interforze: vigili, poliziotti, carabinieri, finanzieri «a caccia» di clandestini e di chi minaccia il decoro urbano. Vietato l’accattonaggio e gli assembramenti ingiustificati, recita l’ordinanza del Comune. Per mendicanti, lavavetri e affini, esiste una possibilità di espulsione in virtù della direttiva europea che impedisce la permanenza in Italia a chi vive di espedienti.
La realtà dei fatti, invece, dice che bastano abiti sgualciti e un’aria trasandata per posizionarsi nei posti strategici della Centrale, tirar su anche 10 euro in un’ora, comprare alcolici dagli abusivi, consumare e naturalmente lasciare tutto per terra, tanto qualcuno è pagato per pulire. All’azienda milanese che raccoglie e smaltisce i rifiuti questo genere di pic-nic costa oltre un milione di euro all’anno, cioè 4mila euro al giorno. È il conto di nomadi, lavavetri, clochard e punkabbestia, insomma il popolo della Centrale a cui è facile mischiarsi.
E se dopo il pranzo consumato sull’erba in compagnia di Michele, che arriva da Napoli e per sopravvivere canta e suona la chitarra - «M’hanno rubato valigia, portafoglio, carta di credito e bancomàt» - hai voglia di fare pennichella, non occorre raggiungere i tronchi ferroviari dismessi. Infatti, oltre le scale mobili, a disposizione c’è un’intera piattaforma di binari. Anzi, proprio le carrozze. Treni regionali fermi in attesa di ripartire e lasciati aperti in balìa di chi voglia schiacciare un pisolino sui sedili, finalmente in santa pace. Nessuno controlla, e così ci si può intrufolare persino in cabina di guida, è sufficiente alzare una maniglia.
Il resto è cronaca di ordinaria indifferenza. Rovistare come un fantasma tra i rifiuti, magari trascinando i sacchi e cercare con calma un po’ in disparte. Fumare una sigaretta sulla vettura di servizio della Polfer, chiedere ancora l’elemosina appoggiati al gabbiotto dei carabinieri, accamparsi sulle panchine, sdraiarsi nella sala d’attesa «custodita» (naturalmente senza mostrare il biglietto, come prevede il regolamento), piazzarsi all’uscita del supermercato a tartassare i clienti chiedendo monetine, eccetera. Forze dell’ordine, vigilantes, personale Fs, City Angels. Nessuno si prende la briga di fare domande, di dare un’occhiata ai documenti. L’unica a fermarsi è una nonnina piovuta chissà come e perché dall’Austria; porta un crocifisso e in una busta il pane che regala ai disperati.
Sul piazzale, intanto, gruppi di extracomunitari ubriachi continuano a fare baccano sfidando gli agenti. Scatta una «mini» retata. Arriva una volante, accolta dai fischi. I pattuglioni sono rappresentati da una coppia di poliziotti che cerca di allontanare i tipi più loschi. Chi è in regola con il permesso di soggiorno viene «invitato» a sloggiare e in fretta, per gli irregolari si prospetta il solito «giro» in Questura. Fanno finta di non capire. Sta per calare il buio, e il «bello» deve ancora cominciare.