"Io, anti-bamboccione prof più giovane d'Italia"

Luca Testarelli ha avuto la cattedra a soli 29 anni: "Ho rinunciato a tanti divertimenti, ma ora non tornerei mai indietro". Nessun imbarazzo: "Anche se insegno a gente della mia età"

I suoi colleghi hanno in media trent'anni più di lui. Quando si presenta al telefono, pensi subito ad un impettito signore di mezza età. La voce profonda, in qualche modo autorevole. Luca Testarelli, 31 anni, non ha nessun imbarazzo. Non si sente un diverso, un privilegiato, ma uno che semina e raccoglie.

È così che a 29 anni è riuscito a diventare professore associato all'università La Sapienza di Roma del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche. È il più giovane docente universitario d'Italia. Una laurea nel Duemila, da quel momento una carriera che non si ferma, l'abilitazione alla professione, vince il dottorato, gli offrono un contratto di collaborazione all'università. È una rarità, in questo mondo di precari.

Il professor Testarelli siede in cattedra con un obbiettivo preciso: tramandare la passione per la ricerca ai ragazzi quasi suoi coetanei. «Non c'è clinica senza ricerca». E il suo motto sembra quasi un appello alle nuove leve.

Professore, quando entra in aula non sbaglia mai posto?
«In che senso?».

Magari invece di salire in cattedra, finisce nei banchi degli studenti?
«Ho un buon senso dell'orientamento».

Quando guarda negli occhi i suoi allievi cosa pensa?
«Mi piacerebbe essere preso come un esempio da loro. Un buon modello umano. Quello che cerco di fare è instaurare con i ragazzi un rapporto molto diretto. Voglio potermi confrontare con loro apertamente, senza paure da parte loro. Basta con quella reverenzialità nei confronti del professore».

La rispettano? Sa, ci sono bulli anche all'università.
«Non bisogna confondere, io chiedo sana spregiudicatezza, spigliatezza positiva, costruttiva. A me piace andare oltre al ruolo, uscire dagli schemi. Ma tutto ovviamente senza sconfinare nella maleducazione e negli atteggiamenti incivili».

Quali sono i compiti di un insegnante?
«Educare e formare. Non si può pensare solo di istruire. Questa è la regola che ho imparato all'università prima di tutto sulla mia pelle, da studente. Queste aule mi hanno in qualche modo salvato. Mi hanno dato un obbiettivo, sono state la mia red bull personale».

E l'università?
«Posso dire cosa è stata per me: una palestra di vita. Un punto di riferimento da sostituire ad una famiglia in difficoltà. Molti ti dicono che scegliere la carriera universitaria è una scelta azzardata. Competizione, sacrifici, anni di attesa prima di avere una cattedra. Eppure per me non è stato così. Io ho studiato sempre sodo già dalle elementari».

Rimpianti?
«Di sacrifici tanti. Da ragazzino ho sempre dovuto scegliere tra uscire e rimanere a casa sui libri. E vinceva il senso del dovere. Ma non tornerei indietro».

Vale ancora la pena di fare il professore?
«Certo. Le cliniche non migliorano senza la ricerca».

Quanto guadagna un professore universitario all'inizio carriera?
«Sfaterò un altro mito: non ho uno stipendio milionario. Millenovecento euro al mese».

Cosa farà da grande?
«La mia famiglia è il progetto più grande. Mi sono sposato il 26 luglio di quest'anno con una ragazza che amo da molto tempo».