"Io anti Mourinho? Non è affatto vero"

L’attacco alla Ds contro il tecnico avrebbe fatto infuriare Moratti "Mannò, con Massimo siamo amici. M’ha detto: litiga con chi vuoi". Gli vorrei dire: "Sono sicurissimo che tu non sei un pirla"

Inter sotto attacco mediatico in silenzio stampa, bocche cucite e tutta colpa di Teo Teocoli che in tivù ha promesso a Mourinho un bel vaffa...

Teo, scusi, ma cos’è successo?
«Che non avevo molta voglia di parlare ancora di Mourinho».

E poi?
«Poi m’è venuta voglia».

E vi siete sentiti?

«No, m’ha chiamato Moratti».

Orca.
«Ma siamo amici da quando eravamo bambini. Chi lo conosce sa che è la persona più educata e deliziosa che c’è in giro, un ragazzo d’oro. Mi fa: guarda che non è vero che sono incazzato nero, tu puoi litigare con chi vuoi».

E allora ha chiamato Mourinho per dirglielo?
«Mannò. Quella sera lui mi ha detto che sono del Milan e il mio allenatore dice cose peggiori delle sue. Secondo me ha sbagliato a dire all’arbitro che aveva paura a fischiare in favore dell’Inter, ma non volevo essere preso troppo sul serio. Anche a Bergomi gliel’ho detto, lui è interista, l’altro è romanista sfegatato e commentano il Milan... Sono tutti troppo seri, anche Tombolini ogni tanto si offende, anche se sa che è peggio per lui, ma a mezzanotte la gente è stufa di vedere ancora i gol, e poi se mi hanno chiamato lo sanno cosa sono lì a fare: mi metto anch’io a parlare di schemi e di aggredire gli spazi...? Mi vien da ridere».

Però Kakà che recupera per il derby è un colpo basso...
«Dite che è stata... mannò, l’ho visto uscire zoppicando venti minuti prima, era tutto gasato, tira il rigore, segna, pareggiamo, c’è ancora tanto tempo, c’è la possibilità di vincere e lui esce?».
Però all’improvviso forse ce la fa... È curioso...
«Non lo so, comunque io anche questa mattina per sicurezza sono stato in chiesa».

E domenica presente?

«Ma come faccio, se segnano e mi si alza davanti un muro di 80mila interisti che esultano io perdo un anno di vita».

Gli interisti la rianimerebbero, sono brava gente.
«Come quella volta in via Albricci?».

Lei era sulla decapottabile bianca che festeggiava la Champions, notte di bombardamenti...

«Sì, quando mi hanno riconosciuto mi hanno circondato e via pacche in testa, anche forti, mi è venuta una testa grossa così e non so se erano tutti milanisti. Poi quando sono arrivato a casa ho scoperto che mi avevano fregato le targhe dell’automobile».

Mai più riviste?
«Dopo qualche giorno si è presentato un gruppo di ragazzi: abbiamo trovato queste targhe, forse sono sue... Io ero tutto contento, abbiamo parlato un po’ poi se ne sono andati. Alla sera scendo e scopro che in cambio si erano fregati la targhetta della cassetta postale. Non ho ancora capito se erano milanisti».

Vabbè, tanto vi salta la panchina...

«Dite che questo è l’ultimo derby di Ancelotti? Ho sentito anch’io che il signor Galliani non è tanto contento. Secondo me quando ha detto che il Milan perde troppi punti con le squadre piccole ce l’aveva con qualcuno. Non gli si può dare torto. Ma per il resto non so nulla, il tifoso non deve fare ragionamenti, meno cose sa e meglio è. Io sono rimasto quello che andava a San Siro in Vespa con il ghiaccio. A mezzogiorno. Facevo tre giri del parterre, mi beccavo l’aereo con la pubblicità, il pallone della Good Year e la grappa Piave. Preferisco così».

Allora domenica niente derby?
«No, non vado. Ma gli ho mandato un sms a Moratti e gli ho chiesto un biglietto omaggio, se me lo manda...».

Sì, ma con Mourinho bisogna ricucire, così non funziona...

«No, che poi si offende ancora».

Mannò che non si offende...
«Allora gli vorrei proprio dire: “Sono sicurissimo che tu non sei un pirla”».