«Io, azzurro, dico che la zona rinascerà grazie alla moschea»

«Io, la moschea, la vedo così: bella, in grado di costituire un’opportunità per il quartiere che la ospita e, più in generale, un’attrazione turistica per Genova. Meglio ancora se, accanto, ci si mette un mercato».
Dica la verità, Gagliardi: le piace tanto andare controcorrente?
«Se è per questo, io, sulla questione del tempio islamico in città, ho assunto, “da tempi insospettabili“, una posizione personale, autonoma» replica Alberto Gagliardi, consigliere comunale di Forza Italia, già deputato e sottosegretario agli Affari regionali. E aggiunge: «Credo comunque che la mia sia una posizione condivisa. Più di quanto le polemiche di questi giorni farebbero pensare».
La sensazione, dal punto di vista della risposta dei cittadini, sembra diversa. In sostanza: a sentire certe sirene, non la vuole quasi nessuno, a parte i fedeli islamici.
«Ragioniamo. Capisco i motivi delle perplessità, ma invito anche a non esagerare. E soprattutto a essere coerenti».
Aspetti un attimino: da qui in poi ci vorrebbe qualche chiarimento.
«Partiamo dall’aspetto-sicurezza. Se il problema è questo, la costruzione di una moschea non c’entra nulla. Anzi, il problema nasce proprio dai luoghi di culto semi-clandestini. Ce ne sono già cinque in città, di cui tre nel centro storico. Invito a riflettere: se un gruppo di islamici chiedesse di aprire una palestra, ci sarebbero maggiori garanzie di sicurezza? Non credo. Ecco perché dico che la questione è mal posta».
Meglio posta come sarebbe?
«C’è una grande ipocrisia di fondo, a livello trasversale. È vero però che la sinistra, nei governi locali e nazionali, ha sottovalutato per troppo tempo la questione sicurezza per motivi elettorali. Se ora il luogo di culto islamico viene strumentalizzato, lo si deve in primo luogo a questa irresponsabilità».
In secondo luogo?
«Alla mancanza di coerenza. Se siamo contrari, dobbiamo agire di conseguenza. Per me è più preoccupante vendere quote dell’Eni a un Paese islamico, piuttosto che lasciar costruire una moschea la Lagaccio».
A proposito: per lei, Gagliardi, la scelta del sito è giusta?
«Dovessi dire, avrei preferito nella città antica, sempre nell’ottica della riqualificazione. Ma, se guardiamo al Lagaccio, il quartiere ne potrà trarre un enorme beneficio, purché il progetto comprenda varie opportunità. Tutto l’insieme intorno al tempio deve diventare un polo di attrazione culturale, artistico, artigianale».
Compreso il mercato?
«Perché no? Significa rivitalizzare, attirare cittadini, turisti. Genova potrebbe connotarsi di nuovo per quello che ha rappresentato nei secoli passati, in termini di relazioni con i Paesi del bacino del Mediterraneo».
Insomma: come dice Berlusconi, dobbiamo trasformare i problemi in opportunità.
«Appunto. È questo il caso. A Genova ci sono almeno 8mila musulmani, in Italia più di un milione. Possiamo togliere gli alibi agli estremisti».
A Roma, grazie a Giulio Andreotti...
«La moschea di Roma è la più grande d’Europa. È stata costruita senza traumi con i soldi dei Paesi arabi e dei fedeli. Succederebbe lo stesso a Genova».
C’è stato di recente un intervento del presidente della Camera.
«Gianfranco Fini ha espresso un’apertura particolarmente significativa, mettendo anche in evidenza l’aspetto della lingua. È corretto che la comunità islamica si sforzi in questo senso».
Intanto il presidente del Consiglio vanta eccellenti rapporti con la Libia.
«Il mondo va avanti, velocemente. Guai ad assumere posizioni pregiudiziali».
Ma a Genova si va verso il referendum.
«Sbagliato. Non nascondiamoci la verità: in Italia, non solo a Genova, le religioni sono una minoranza. Intendo chi professa veramente, cattolici compresi. Lasciatelo dire a me che sono “cristiano ortodosso“, cattolico praticante, fedele agli insegnamenti del cardinale Giuseppe Siri. E soprattutto forte della superiorità del messaggio evangelico. Come posso essere contro chi professa un altro culto?».