«Io capo-popolo? No, solo tengo ai milanesi Con il governo stiamo iniziando a lavorare»

Capopopolo, no grazie. Al ministro Francesco Rutelli, che dopo la manifestazione anti-criminalità di lunedì scorso le ha affibbiato l’appellativo, Letizia Moratti replica di non sentirsi «affatto una capopopolo», ma solo «un sindaco attento ai problemi dei miei concittadini». Dopo la lettera che nei giorni scorsi ha inviato al ministro dell’Interno Giuliano Amato per stringere a un massimo di 60 giorni i tempi per la firma del Patto sulla sicurezza per Milano, ieri la Moratti ha riferito di «non aver ancora ricevuto una risposta», ma si aspetta «certamente di averla. Comunque chiamerò il ministro». Il sindaco ieri ha visto anche il prefetto Gian Valerio Lombardi, prima che incontrasse Amato insieme ai prefetti italiani. «È un lavoro che sta iniziando», ribadisce Moratti. Che, sulla proposta di allargare il tavolo per il Patto sulla sicurezza anche ai sindaci dell’hinterland avanzata dal presidente della Provincia Filippo Penati, sottolinea intanto che «fa piacere che tutti si accorgano del problema sicurezza», ma «la decisione dipende dal Governo. Noi abbiamo lavorato con Amato per modificare il documento originario. In quello nuovo una parte riguarda le città metropolitane, mentre il documento Anci comprendeva già tutti i comuni italiani». Alle accuse di aver depotenziato il corpo dei vigili replica che «oggi ce ne sono mille in più di qualche anno fa».
Come deputato di An, invece, il vicesindaco Riccardo De Corato presenterà un’interrogazione alla Camera perché Amato «dica se ci sono risorse per rispettare il patto o se promette aria fritta». Si terrà prima del 25 aprile invece il consiglio straordinario sulla sicurezza richiesto dall’Unione, che chiede la presenza del sindaco e del comandante dei vigili.