"Io, cattivo e infaticabile a 60 anni Moretti? Se chiama, arrivo subito"

Samuel L. Jackson è protagonista di "The Spirit" ed è nel cast del nuovo film di
Tarantino. "Con la grinta si ottiene tutto: da ragazzo balbettavo, sono
guarito recitando"

Capri - Lo vedi lì sulla piazzetta di Capri, sullo sfondo il mare increspato, e ti immagini che sfoderi la spada laser da Jedi come faceva in Star Wars (era l’inflessibile Windu). Oppure che tiri fuori dalla tasca il libro di Ezechiele e lo reciti alle sue vittime come faceva in Pulp Fiction... Samuel L. Jackson, con la giacca di pelle e il basco di traverso, il fisico dritto e potente e la risata un po’ isterica, anche in vacanza ha quell’aria da duro che lo ha accompagnato per tutta la carriera. Da Die Hard a Kill Bill a Jackie Brown adora calarsi nei ruoli maledetti. Sull’isola partenopea, ospite del Festival Capri-Hollywood giunto alla XIII edizione, si concede alle interviste solo dopo giorni di relax. In questo momento è sugli schermi italiani nella parte del cattivissimo Octopus in The Spirit, il film tratto dal fumetto degli anni quaranta e diretto da Frank Miller che - va detto - è da consigliare solo a chi è appassionato al genere.

Dunque, Jackson, «The Spirit» è l'ultima di una lunga serie di pellicole. Il suo stakanovismo, oltre alla sua bravura, le ha permesso di diventare l’attore che più ha fatto incassare al botteghino...
«Mi sembra una cosa buona no? Io lavoro solo perché mi piace. E scelgo i copioni pensando alla qualità anche se sono film leggeri e di cassetta. Da ragazzo ho passato tanto tempo nei cinema e mi piace portare sullo schermo quel genere di film che vedevo da spettatore. Il cinema deve far sognare, svagare, divertire».

Ma come fa a recitare in così tanti film: nel 2008 ne sono arrivati in sala sei.
«Che ci vuole: finito di realizzare un film, leggo le sceneggiature che mi arrivano (sei o sette alla settimana), scelgo quella che mi attrae di più e ricomincio. Non pianifico: decido al momento. Succede spesso che un produttore trovi i soldi per aprire il set solo dopo che io decido di partecipare».

E, vista la sua lunga esperienza e i grandi maestri con cui ha lavorato - da Spike Lee a Tarantino a George Lucas -, a volte si trova sul set con giovani registi molto meno preparati di lei.
«Infatti gioco a golf per mantenere la calma. A volte so benissimo che una certa scena poi verrà tagliata e me la fanno ripetere lo stesso venti volte. Allora cerco di parlare con il regista, se non capisce alla fine chiamo il mio agente e me ne vado pure dal set. Però non ho mai picchiato nessuno, eh?».

Si è specializzato in thriller e polizieschi, ci sarà mai una commedia sentimentale nel suo carnet?
«Qualche volta mi è capitato. E nella pellicola che comincerò a girare tra poco intitolata Mother and child, mi innamorerò di una donna molto più giovane di me che resta incinta».

In «Inglorius Basterds», il film che Tarantino sta girando ambientato nella Seconda guerra mondiale e ripreso da un B movie italiano, lei fa la voce narrante.
«Sì, questa volta non ci siamo incontrati sul set perché non ho dovuto andarci. Ma è il regista con cui preferisco lavorare, è un mio amico, ci vediamo spesso, parliamo di cinema, ci scambiamo idee, pensieri, impressioni».

E pensare che quando lei era a scuola, le avevano consigliato di provare a recitare per superare un problema di balbuzie.
«Vero. Quando si fanno le cose con grande impegno, si studia, si cresce, si può arrivare a ottenere ciò che si vuole come è successo a me».

Il 21 dicembre ha compiuto sessant’anni, ha girato quasi settanta film, ha lavorato con i più grandi registi, cosa vorrebbe ancora dalla sua carriera? Un Oscar?
«Voglio solo continuare a recitare. L'Oscar non mi interessa, se arriva bene, altrimenti è uguale: non scelgo i copioni con l'idea di impressionare l'Academy».

E in Italia non le piacerebbe lavorare?
«Certo. Mi è piaciuto molto il Caimano di Nanni Moretti, anzi ditegli che se mi chiama vengo volentieri».

Anche lei è tra i fan sfegatati di Obama.
«Ha ridato la speranza a tanta gente, soprattutto ai giovani che nel suo esempio vedono la possibilità di cambiare vita. Con lui l'America è stata riabbracciata dalla comunità internazionale. Io sarò, il 20 gennaio, a Washington, al suo insediamento, in piedi, al freddo, in qualunque condizione: voglio vedere la Storia».