«Io che non recito con il pugno alzato»

L’attore e regista Barbareschi dialoga sulla cultura con Cassinelli

Vestito grigio fumo di Londra, cravatta bordeaux, scarpe nere. Scende dal palco per stringere la mano ai colleghi candidati del Pdl Renata Oliveri e Enrico Musso. Poi parla per una mezz'oretta. Infine chiede al pubblico di intervenire. Una raffica di domande un pochino su tutto. Applausi a scena aperta, ringraziamenti, poi via in Veneto per continuare la campagna elettorale. L'altra sera Luca Barbareschi ha fatto registrare il pienone a Palazzo Ducale. Sala gremita per l'attore, regista e imprenditore, che si presenta nelle fila del centrodestra in Sardegna, ma che ha deciso di venire a Genova, invitato dal coordinatore metropolitano Roberto Cassinelli, per un incontro con gli elettori. «Sarei voluto venire a Genova tante volte per il mio lavoro - spiega Barbareschi - avevo anche proposto Il Gattopardo ma mi hanno chiuso le porte in faccia per la mia appartenenza politica. Ci sono abituato perché in tutti questi anni ho sperimentato come la sinistra abbia in gran parte in mano il cinema, il teatro e il mondo dello spettacolo. Una vergogna che speriamo cominci a finire con il governo Berlusconi. Presenterò, insieme a Gabriella Carlucci, una proposta di legge per la riforma del sistema culturale e dello spettacolo. Ma ancora prima farò un'interrogazione parlamentare contro il direttore generale della Rai».
Agguerrito, sarcastico, linguaggio forbito, ma fitto di concetti semplici e facili da comprendere. Barbareschi torna all'attacco. «In una città rossa come Genova - continua l'attore - è vergognoso come, dopo Ivo Chiesa, si sia gestito il Teatro Stabile e come il Carlo Felice rischi il commissariamento per l'incapacità gestionale del sindaco Marta Vincenzi. A Genova ringrazio i tanti amici amanti della cultura e Gavina Scerni che, nonostante tutto, mi ha chiamato per il Politeama Genovese. Occorre portare il nostro mestiere verso la meritocrazia. Chi ha successo nel mondo dello spettacolo deve essere una persona che ha studiato e che ha dimostrato di avere delle capacità di alta qualità professionale. Meritocrazia, insomma. Senza guardare se un attore o un regista girano con il pugno alzato. Sul festival del teatro a Napoli piuttosto che a Genova dico che, anche stavolta, si è usato il metro politico e delle clientele».