Io, da collaboratrice, non ci sto

Qualcuno conoscerà già la mia firma. Qualche altro no. Ma poco importa. Perché ciò che importa è ben altra cosa. È la parola «tradimento» la chiave di lettura. Perché non è sinonimo di correttezza e finisce per svilire chi lo subisce direttamente o indirettamente. Il riferimento purtroppo vola immediatamente a quanto accaduto nella redazione genovese del Giornale, in merito al collaboratore che ha inviato un volantino di minaccia contro, a questo punto se stesso, e contro la redazione firmato: Brigate Rosse, in merito ad alcuni articoli scritti proprio da lui sulla Valbisagno.
Chi segue le pagine del quotidiano ha ben chiaro la vicenda. E altrettanto chiara vorrei che fosse la mia di posizione, e quella di tanti altri collaboratori esterni, che con serietà esercitano il proprio lavoro all'interno della nostra/vostra redazione. Il rammarico che emerge è scritto tutto in questa semplice frase. Perché pur conoscendo poco le ragioni che possano aver spinto il collaboratore ad agire nel falso, conosco invece molto bene le ragioni e le modalità attraverso le quali opera la redazione genovese guidata da Massimiliano Lussana. Opportunità, professionalità, correttezza, serietà e a tratti severità.
Non è un manifesto di «ruffianaggine gratuita» ma il risultato di un rapporto di collaborazione che dura già da un po’. Sintesi oggettiva dunque di come si può e si deve imparare. Perché in questa redazione un'opportunità non viene negata a nessuno. Certo è che bisogna agire con diligenza. Perché nessuno viene lasciato da solo. Nessuna improvvisazione, ma partecipazione e coinvolgimento. Ed è proprio per questo motivo, che mi sento offesa, e mi rattrista il fatto che poi alla fine si possa fare di «tutta un'erba un fascio». Non è così. E la mia testimonianza vuole essere semplicemente prova di come si agisce con serietà.
Ed è per questo che mi sento in dovere di dire che lavorare con Marina Sirtori, Monica Bottino, Ferruccio Repetti, Federico Casabella e con Diego Pistacchi e Massimiliano Lussana significa imparare. Punto e basta. Lavorare con loro equivale a rispettare la notizia, rispettare l'opinione altrui, ma anche e soprattutto correttezza e verifica dei fatti, chiarezza e trasparenza. Sono «cresciuta», e continuerò a crescere seguendo la logica del loro sapere e del loro saper fare. E me ne vanto. E siccome sono parte di un sistema che abbraccia noi collaboratori esterni, non mi piace sentirmi, anche in modo indiretto, coinvolta in una situazione che piacevole non è.
Perché l'opportunità l'hanno data anche a me. La rispetto, ne sono orgogliosa e ne faccio una ragione di vita reale. Perché le opportunità vanno sì colte, ma devono anche essere mantenute, coltivate, approfondite nel rispetto di chi le concede, e nel rispetto di chi le riceve. Certo è che sbagliare si può, ma tradire no. Impoverisce soltanto. Grazie.