«Io, deputato per farla in barba a Burlando»

Sandro Biasotti, l’onorevole con la valigia. O l’onorevole con l’elastico. L’onorevole part time. Insomma, due anni a Roma e poi di nuovo in Liguria per riconquistare la Regione.
Ma è vero che dal 15 aprile, più che il deputato inizierà a fare campagna per le regionali del 2010?
«Non è vero. Ma solo perché non aspetterò il 15 aprile. Sono già in campagna elettorale».
Va a Roma per prendere lo stipendio o ha già un’idea di cosa vorrebbe fare?
«Ho un bel vantaggio rispetto a molti altri che verranno eletti. Conosco bene Roma, si tratterà di riallacciare i contatti con i direttori dei ministeri con i quali ho già lavorato. E questo a tutto vantaggio della Liguria, che conterà su un occhio di riguardo da parte di Claudio Scajola, ma anche di Silvio Berlusconi e Gianni Letta, con i quali c’è sempre stato rapporto stretto».
Nel programma del Pdl c’è il taglio delle spese inutili. Nelle Regioni dove sono gli sprechi?
«In Liguria basta guardare i tanti viaggi anche internazionali della giunta Burlando che non hanno portato alcun beneficio. Le spese per la comunicazione: io avevo un responsabile, Burlando ne ha sei. Le lottizzazioni poi incidono sull’efficienza. E comunque il vero risparmio è possibile sulla Sanità».
Ok, è già in campagna elettorale. Ma gli arancioni che fine faranno?
«Intanto giovedì prossimo avremo una grande convention al teatro della Gioventù. Chiederò nuovamente ai dirigenti la loro adesione, che mi hanno peraltro già dato, all’ingresso nel Popolo della Libertà. Ma il movimento fatto di gente comune, vicino al popolo resta».
Resta anche la barba blu in campo arancione?
«Vedremo se proseguire con la presentazione della lista civia. Si deciderà anche sulla base delle posizioni nazionali. Se verrà ritenuto opportuno io ne sarò felicissimo perché credo sia importante portare avanti un movimento legato direttamente alla gente comune, lo ritengo un valore aggiunto. Ma non farò certo scenate in caso contrario».
In questi giorni di campagna elettorale c’è qualche aneddoto che ricorda con piacere?
«Ce ne sono tanti. E me li vorrei tenere per la convention di giovedì. Quello che riscontro e che mi fa sentire onorato, anche addirittura mi imbarazza, è che sento dell’affetto nei miei confronti. Comunque un aspetto che ho sempre rilevato è che soprattutto nelle zone più popolari o in quelle tradizionalmente di sinistra, si avvicinano molti elettori di Prodi».
E ora votano Berlusconi grazie a lei?
«No, ma sono molto critici, delusi. Ripetono che non andranno a votare. Perché magari non ce la fanno a stare con Berlusconi, ma che la sinistra non li frega più. Lo dicono sinceramente. Stavolta è difficile che gli indecisi si decidano. E sono soprattutto quelli con 800 euro di pensione, la gente più umile, che adesso il principio e la tradizione del voto di famiglia la mettono da parte».
Lei intanto alla Camera ha un posto assicurato. Perché non ha provato al Senato dove c’è maggiore necessità di voti?
«Non ho mai chiesto dove essere collocato. Ma sono contento di essere alla Camera per due ragioni. Senza voler togliere nulla ai senatori, la vita politica si decide da sempre alla Camera. E poi perché - in questo i senatori hanno un ruolo superiore - anche con una nostra buona vittoria, la presenza di un senatore è più decisiva. E questo mi costringerebbe, per senso del dovere, a stare di più a Roma».
Perché, quanto pensa di starci?
«Credo che tre giorni alla settimana siano sufficienti. Per un anno e mezzo. Poi, gli ultimi sei mesi, sarò praticamente sempre in Liguria».
Insomma, lascia la guida dell’opposizione in Regione?
«Dal primo giorno vado ripetendo che deve esserci un’opposizione a più voci. In consiglio ci sono colleghi molto più bravi di me».
Gianni Plinio sarà il suo erede due volte? In Parlamento e, per ora, alla guida dell’opposizione in Liguria?
«Il mio posto spero davvero di lasciarglielo tanto tanto volentieri. Se lo stramerita. Per la sua storia, il suo impegno, le sue capacità. Ora intanto deve fare il mazzo a questa maggioranza, ma non serve che glielo chieda io».
I sondaggi dicono che in Liguria è testa a testa al Senato. Tra due anni però la Sinistra Arcobaleno si attaccherà al Pd. Lei partirebbe sotto di brutto. Ma chi glielo fa fare?
«Le sfide mi entusiasmano. E poi voglio vedere come faranno a stare ancora insieme. Uno dice una cosa, l’altro il contrario. Sono certo che saranno elezioni durissime, ma per tutti. Si decideranno con uno scarto tra l’uno e il tre per cento».
E un pronostico secco per queste politiche?
«In Liguria? Alla Camera vinciamo con il 5 per cento, al Senato con il 2».