«Io difendo i posti di lavoro

Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, lei era tra quelli che credevano in un ripensamento di Epifani, giusto?
«Sì, mi aspettavo qualche passo indietro, invece vedo che insistono con lo sciopero generale. E lo dico con amarezza perché in nessun Paese industrializzato il sindacato risponde alla crisi con una protesta di questo tipo, senza pensare alle ripercussioni. Nessuno si sognerebbe di fare uno sciopero generale, figuriamoci se l’iniziativa è di un solo sindacato».
E cosa dovrebbe fare il sindacato in una situazione del genere?
«Dovrebbe cercare di difendere l’occupazione e le aziende del Paese. Fanno così anche in Germania, che è la realtà più vicina alla nostra. I sindacati tedeschi, sono nostri cugini e non si sognano di indire uno sciopero generale, semmai fanno accordi per evitare la delocalizzazione delle aziende. Io spero ci siano ancora spazi per un ripensamento della Cgil».
Al momento sembra difficile. Pensa che il segretario della Cgil sia condizionato dalla sinistra del suo sindacato?
«Questo lo deve chiedere a lui. Guardi, chiunque è legittimato a fare sciopero. E non sarò io a condannarlo per questo, ne ho fatti tanti e continuerò a farne. Ma non ne ho mai abusato. E non sono mai caduto nella tentazione di farne di carattere così politico».
In questi giorni lei ha incontrato i suoi iscritti in giro per l’Italia. Le sembra ci sia una situazione favorevole alle proteste?
«Io vedo lavoratori preoccupati. E mi sembra che semmai chiedano con forza una classe dirigente più attenta, chiedono di salvare posti di lavoro e i redditi».
L’alternativa allo sciopero generale?
«Noi in questi giorni abbiamo fatto decine di manifestazioni contro l’evasione fiscale, per il sostegno all’occupazione e agli anziani. Vengo ora da quella di Bologna. Avremmo potuto farle insieme. Ma lo sciopero generale è un’altra cosa».
Dietro questo atteggiamento della Cisl alcuni hanno visto un eccesso di disponibilità nei confronti del governo. Sbagliano?
«Siamo stati i primi a chiedere un piano straordinario per salvaguardare i redditi di tutti i lavoratori che rischiano di perdere il posto di lavoro, in questo anno che si annuncia orribile. Al presidente del Consiglio ho detto chiaramente che ai lavoratori vanno riconosciute le stesse garanzie promesse ai risparmiatori in caso di crisi delle banche. Se dovessero perdere il posto di lavoro il governo dovrebbe garantire adeguati ammortizzatori sociali e lo dico in particolare per le piccole e medie aziende che vengono sempre ignorate dai governi. Servono ammortizzatori anche per i precari che sono i più deboli. Da queste richieste dipenderà il nostro giudizio sul pacchetto di misure».
Un sussidio per i precari che perdono il posto non rischia di essere troppo costoso per le casse dello Stato?
«No, perché al contrario di quello che sostiene certa letteratura, il cui scopo è creare allarmismo, i contratti a tempo determinato in Italia non sono tantissimi. L’84 per cento dei rapporti di lavoro è a tempo indeterminato».
Si parla di una proroga della detassazione del salario d’azienda. Ma limitata ai premi, senza straordinari. È d’accordo?
«La proposta l’ho fatta io. Andiamo incontro a un periodo di contrazione del lavoro e noi abbiamo bisogno che il tetto di reddito della detassazione sia alzato da 30 a 35mila euro. E la copertura è giusto prenderla dagli straordinari».
A proposito di contratti, riuscirete a riportare la Cgil al tavolo? Qualche voce in questo senso circola...
«Lo dovete chiedere a chi fa lo sciopero generale. Io posso dire che sarebbe un errore sottrarsi per la terza volta in dieci anni a un dovere, oltre che a un diritto del sindacato. Ormai tutto sono pronti a riformare il sistema dei contratti, mancano solo loro».
E se la Cgil non dovesse essere pronta?
«Ripeto, non possiamo far saltare per la terza volta il tavolo. E per motivi poco chiari».