«Io, disabile ai Giochi Olimpici faccio correre chi è come me»

L’INCIDENTE Lo sterzo dell’auto si bloccò in curva e il guard-rail gli tranciò la gamba

La prima volta che è riuscito ad andare a correre al Parco Trenno se la ricorda ancora bene Daniele Bonacini. «Per me è stato un momento determinante, la svolta dopo tre anni molto difficili». Bisogna tornare indietro nel tempo per capire, andare a ritroso fino alla sera del 22 dicembre 1993, quando lo sterzo della sua auto si bloccò in curva e il guard-rail gli tranciò la gamba destra, sotto il ginocchio. Aveva 22 anni Daniele, faceva il quarto anno di ingegneria al Politecnico e quella sera, stava andando a cena con gli amici. «Ho perso l’anno successivo dentro gli ospedali e i primi sei mesi a casa a imprecare per il dolore». Il primo piede in carbonio glielo ha regalato suo padre l’anno successivo, ma ha dovuto aspettare il 1996 per averne uno come quello di Pistorius, che gli consentisse anche di correre. «All’epoca costò 3 milioni e 900 mila lire, una cifra enorme se si pensa che il Servizio sanitario nazionale ancora adesso passa solo 250 euro per il piede di legno, con il quale è praticamente impossibile fare sport».
Dal Parco Trenno agli impianti sportivi, grazie alla prima protesi professionale nel 1998 Daniele ha cominciato la carriera agonistica che lo ha portato a competere in tre mondiali e alle Olimpiadi di Atene, dove si è guadagnato il sesto posto nel salto in lungo. «Nel frattempo mi ero laureato e lavoravo in un’azienda del settore auto, ma quei giorni trascorsi nel villaggio olimpico in mezzo a disabili provenienti da tutto il mondo hanno impresso un’altra virata improvvisa alla mia vita». Ricorda ancora un ragazzo Bulgaro: «aveva un vecchia protesi in legno, ma nonostante questo pareva una forza della natura. Capii che era arrivato il momento di fare qualcosa di diverso». Ci volle un intero weekend trascorso su internet per chiarirsi le idee: «Trovai tutti i bandi di dottorato a cui potevo partecipare e che mi avrebbero consentito di realizzare la mia idea: sviluppare un piede per correre e aprire un’azienda in grado di produrlo». Detto e fatto, perché alla fine del marzo successivo Daniele aveva lasciato il suo lavoro per fare ricerca al Politecnico e il 13 marzo 2007 inaugurava la sua creazione: la Roadrunnerfoot Engineering. «All’inizio è stata dura - ammette - tante spese e nessuna entrata, per fortuna siamo diventati soci di Re Fraschini (il produttore della Ferrari formula 1 e degli elicotteri Agusta ndr) che ha messo il capitale per far partire la produzione». Il primo piede da corsa è stato prodotto a gennaio 2008, poi la scorsa estate quello per camminare, di cui sono già stati venduti cento pezzi. Il segreto? «Fare qualità elevata, contenendo i costi». Ecco degli esempi concreti: «noi vendiamo i nostri piedi a mille e 800 euro, mentre l’equivalente dell’azienda americana leader costa 3mila e 200 euro». E ancora: «Il nostro modello per correre viene acquistato con 2mila euro, mentre quello della concorrenza va dai 5mila ai 10mila». Obiettivo: «Rendere raggiungibile per tutti la tecnologia, perché tutti i disabili devono poter correre e fare sport». Tra i suoi progetti per il futuro infatti, c’è quello di costruire un piede in carbonio a un prezzo talmente basso da poter rientrare nel tariffario previsto dal Servizio Sanitario nazionale, come a dire «se la montagna non va da Maometto tocca a Maometto, che in questo caso è l’idea imprenditoriale, raggiungere la vetta». Nel giro di un mese sarà pronto un piede progettato appositamente per le persone anziane e in cantiere ce n’è un altro in lega di alluminio, pensato per i disabili africani, da distribuire ad un prezzo bassissimo attraverso le organizzazioni internazionali. «Per questo siamo sempre alla ricerca di finanziatori: per regalare a tutte queste persone, la possibilità di tornare a fare movimento».