«Io, prima donna pilota vi spiego perché i sindacati hanno sbagliato a dire no»

La comandante Antonella Celletti è un simbolo da 19 anni: «Hanno buttato a mare l’azienda senza il consenso dei dipendenti»

da Roma

I piloti Alitalia non sono una corporazione compatta come una falange alessandrina a difesa dei propri privilegi. La testimonianza, certificata dal sì di Cisl, Uil e Ugl all’accordo quadro, è stata rafforzata da una lettera del comandante Antonella Celletti pubblicata ieri dal Sole 24 Ore.
Non un pilota qualsiasi. Si tratta della prima donna assunta nel lontano 1989 (quando c’era ancora il Muro di Berlino) dalla ex compagnia di bandiera per guidare un aeroplano. Primo ufficiale dal 1992, la sua opinione è sicuramente autorevole e contribuisce a demolire quello pseudoconcetto di unità sul quale Anpac e Unione Piloti hanno puntato molto in questi giorni. Dopo 19 anni di servizio, spiega Celletti, «assisto con indignazione, oltre che con preoccupazione, agli avvenimenti di questi giorni e alla rappresentazione che alcuni gruppi di potere sindacale danno delle posizioni dei lavoratori».
Sebbene il bersaglio delle critiche sia rappresentato dalle associazioni professionali, tra le parole risuona anche una velata critica alle posizioni della Cgil che in nome di una pretesa «democrazia sindacale» si è schierata al fianco di organizzazioni che non stanno di sicuro utilizzando metodi democratici nei loro processi decisionali. «Non c’è la compattezza della categoria dei piloti che si vuole trasmettere da parte di queste associazioni», aggiunge Celletti, sottolineando la propria indignazione per la decisione di Anpac e Up «di buttare a mare il piano presentato da Cai e, con esso, il futuro dell’azienda senza il doveroso e necessario largo consenso dei lavoratori: non si è organizzato un referendum, ma neanche un’assemblea per decidere quale posizione prendere».
Da questo punto discende la critica principale: il «no» non si riferisce al merito dei contenuti, ma è un disperato tentativo di conservare il proprio diritto di veto sulle scelte societarie. «Ho l’impressione che i vertici delle associazioni professionali con il loro comportamento - accusa - abbiano più a cuore il mantenimento delle loro posizioni di potere all’interno dell’azienda che il destino dei lavoratori».
Alla luce di queste affermazioni la richiesta avanzata ieri da Anpac a Cisl, Uil e Ugl (ritornare sui propri passi per rinegoziare tutto) appare ancora più irrealistica. «Non vogliono capire che l’Alitalia sta fallendo - asserisce - e che questa era l’ultima possibilità. Non si butta a mare un’azienda e il lavoro di migliaia di lavoratori senza sapere se ci sono delle alternative e se queste sono percorribili».
Pur stigmatizzando le manifestazioni di entusiasmo di giovedì scorso a Fiumicino («Trovo folle che i piloti abbiano festeggiato»), Celletti rivolge un appello alla categoria. «Spero che questa mia presa di posizione aiuti altri colleghi ad esprimere le loro posizioni, al di fuori di una rappresentazione non del tutto veritiera».
Il tono della pilota lascia intendere che non tutti i colleghi siano in grado di esprimere liberamente la propria opinione sulla vicenda. Secondo fonti bene informate, infatti, in Alitalia sarebbe possibile conoscere l’affiliazione sindacale di ogni comandante e l’appartenenza alle sigle confederali non sarebbe certo vantaggiosa considerato che agli iscritti alle associazioni professionali in molti casi sarebbe demandato il compito di valutare lo stato di forma dei colleghi con le prove semestrali ai simulatori di volo. Allo stesso modo, sempre secondo indiscrezioni, a molte posizioni di vertice dell’operativo Alitalia sarebbe stato chiesto di firmare lettere di dimissioni in bianco, situazione della quale non si comprendono le finalità.
«Sappiamo che con l’uscita dell’azienda dal mercato - conclude Celletti - tutti noi rischieremmo direttamente la nostra vita professionale, la nostra licenza». Coloro che possiedono l’abilitazione solo su aeromobili obsoleti come gli Md80 (circa 700 piloti; ndr) «avranno difficoltà a riciclarsi». La comandante non riesce a comprendere «come chi dovrebbe rappresentare i piloti possa ignorare queste situazioni». Ma questo spiega perché Anpac insista per la modifica del piano industriale con l’inclusione di una ventina di Md80. Se non «salverà» i propri iscritti, come potrà sopravvivere il sindacato dei piloti?