"Io, ds, vorrei vedere più Polo in tv"

Intervista al parlamentare della Quercia Giulietti

Roma - È stato leader indiscusso dell’Usigrai, il sindacato di sinistra di viale Mazzini; è stato promotore del referendum anti-Mediaset; è il più combattivo parlamentare dei Ds in commissione Vigilanza, responsabile emittenza, una indiscussa autorità catodica. Eppur, quando sente i dati dell’osservatorio di Pavia che assegnano presenze preponderanti a governo e Unione, Beppe Giulietti non ci gira intorno: «Vuol sapere sinceramente che ne penso? È as-so-lu-ta-me-nte sbagliato».

Ha visto le tabelle?
«Sinceramente non ancora, me le legga lei».

Nelle testate giornalistiche il governo è al 36.8. L’Unione 37.3, la Cdl...
«... ho capito tutto. Non va! È la cosiddetta regola del 33% per cento: un terzo al governo, uno all’opposizione, uno alla maggioranza».

Dove è stata fissata, questa regola?
«Da nessuna parte! È una di quelle leggende non scritte, che poi in Rai diventano vere. Io però la consideravo sbagliata e inaccettabile quando governava il centrodestra, figuriamoci se posso reputarla giusta ora».

Con chi è iniziata?
«Si dice con Zaccaria: potrei farle una pippa di un’ora sul tema, ma il dibattito filologico non è interessante, creda».
Anche perché i conti non tornano. Il centrodestra, secondo questa ricerca, è al 22,5%!
«Guardi: le dirò un’altra cosa che stupirà i lettori del suo giornale...».

Stupiamoli, allora.
«Mi sono battuto perché si facesse la diretta della manifestazione di An, sabato scorso, lo sa?».

Sapeva che non ci sarebbe stata comunque, forse...
«Noo... Stupiamoli ulteriormente, i vostri lettori. Io vorrei che già da adesso qualcuno mi affiancasse nella richiesta di coprire integralmente con la diretta la manifestazione di Berlusconi a dicembre, se ci sarà».

Giulietti «berlusconiano»: più che una notizia, un cult
«Non scherzi, sono serio. Voglio la diretta della manifestazione di Forza Italia, di An, e se possibile anche quella della “Cosa rossa”, anche se - tengo a precisarlo - io non faccio parte di nessuna di queste formazioni politiche».

Illuminista «voltairiano»?
«Se vuole... Ma con un’idea di servizio pubblico. Credo si debba seguire tutti questi eventi, e magari dedicare serate al dibattito sulla pena di morte, alla Birmania, alla Censura e ai Diritti civili. O no?».

È pieno di talk show.
«Sì. Che magari fanno diciannove puntate su Cogne o su Garlasco in un mese!».

Perché fanno ascolto?
«Non ho ancora trovato grandi eventi, anche politici che non ne facessero. E poi io vorrei che si pensasse che la Rai la famosa qualità la si fa anche così, rinunciando a qualche delitto».

Quindi così non va?
«Non mi piaceva che l’opposizione fosse emarginata, quando ne ero parte io. Questo è il semplice ribaltamento di quel modo di pensare folle. Ho la disgrazia di essere uno che non cambia opinione. Ma mi faccia dire una cosa... ».

Prego.
«Tutto questo non deve valere solo in Rai, ma anche a Mediaset. Ci sono dati in passato, penso al Tg4 di Fede, altrettanto scandalosi».

Non ci sono censure, su queste pagine.
«E se abbiamo tempestato tanto la Rai, era anche perché su Mediaset grava sempre il conflitto di interessi».

Anche il Cda in mano ai partiti di maggioranza non è propriamente british!
«Infatti sono per risolvere il conflitto di interessi, ma anche per far uscire i partiti dal Cda di viale Mazzini».

Molti dicono: la politica in Tv è sempre propaganda.
«Ma non è assolutamente vero! Faccio un esempio. Io, che di berlusconiano non ho nulla, muoio dalla voglia di vedere la manifestazione di Fi: vorrei che li seguissero in diretta, conoscerli grazie al piccolo schermo, sapere chi sono... ».

Attento che poi alla Rai non le fanno più mettere piede nemmeno a lei...
«Non me ne frega nulla e dico sul serio: mi serve per il mio lavoro, diciamo».

Ecco le presenze dei leader. Berlusconi è quarto, dopo Prodi, Napolitano, e Padoa Schioppa! Mastella appare più di Fini e Rutelli.
«Questo è il paradosso del “tempo di antenna”».

Cioè si è computati anche se si parla male di te...
«Esatto. Ci giocherei qualcosa, dopo le sue recenti esternazioni, che la metà delle citazioni di Padoa-Schioppa sono occupate da gente che lo insulta».