«Io e Casini uniti alle elezioni europee»

Il segretario dell’Udeur: «Sto coi piedi per terra, all’Udc non chiedo l’appoggio esterno a Prodi. Ma se confermano lo strappo, l’appuntamento è per il 2009. Ci conteremo e poi si vedrà...»

Gianni Pennacchi

da Roma

Onorevole Mastella, secondo lei Casini regge o mollerà il colpo arrendendosi presto a Berlusconi?
«Io spero che regga. Anche per questo gli ho dato appuntamento per le europee, cioè nel 2009: è una scadenza di tutto respiro».
Lui però ha risposto che prima di iniziarne a parlare bisogna che lei si dimetta da ministro della Giustizia, che i suoi senatori votino contro la Finanziaria, e che l’Udeur lasci la maggioranza.
«E io ho già ribattuto che probabilmente non ha compreso il mio discorso politico. In ogni caso, sia chiaro che io per ora da dove sono non mi muovo. Io sono leale e rispetto i patti, almeno sino a quando gli altri li rispettano. Però ho sempre detto che le alleanze non sono eterne».
Ci rispieghi il suo «discorso politico». Se Casini ci legge forse si convincerà.
«Non è solo una questione di reciprocità, dal momento che io non gli chiedo di fare alcun passo oltre quelli che ha già fatto. Io non gli chiedo di passare all’appoggio esterno del governo, gli chiedo soltanto di reggere la posizione che ha scelto, con coraggio devo dire, e non lo sollecito ad altri strappi. E dunque, perché lui dovrebbe pretendere una rottura da parte mia?».
Però, se Casini facesse un altro strappetto, lei non si sentirebbe obbligato alla reciprocità?
«Io non glielo chiedo e nemmeno me lo aspetto. Sto coi piedi per terra, a primavera ci sono le elezioni amministrative e anche lui come me ha da fare i conti con gli assessori e i consiglieri. Andare alle amministrative in corsa solitaria, significa un massacro. E poi, più di quanto ha strappato non può fare anche per una questione di peso nazionale: non può mettere in difficoltà più di tanto Totò Cuffaro, il governatore della Sicilia, che nella percentuale nazionale dell’Udc conta da solo per un 2 per cento».
E dunque?
«E dunque ecco l’appuntamento delle europee, che è una scadenza indolore e morbida. Se andiamo insieme alle europee, Udeur, Udc e le altre sigle che si richiamano alla Dc, nessuno se ne può avere a male né a destra né a sinistra. Per gli equilibri nazionali le europee sono una vetrina, politicamente neutra. Presentiamoci insieme, e vediamo come va. Poi, coi risultati in mano, si può ragionare a 360 gradi. Nel frattempo, da oggi al 2009...».
Ti pareva che non ci fosse una condizione per riempire il passaggio del Mar Rosso.
«Niente di doloroso né per lui né per me. In attesa delle europee possiamo lavorare insieme alla riforma della legge elettorale. Ci sono anche altre forze politiche interessate all’argomento e con visioni convergenti».
Come, come? Una santa alleanza tra postdemocristiani e comunisti per il ritorno pieno al proporzionale, via lo sbarramento e il premio di maggioranza?
«Non vedo perché, se Parisi e la Prestigiacomo si danno da fare per peggiorare questa legge elettorale, io non possa provare a migliorarla. Non credo proprio che tra Parisi e la Prestigiacomo sia sbocciato l’amore. Se si mettono d’accordo, è per fregare me e le realtà più piccole che però sono determinanti per la vittoria di ogni coalizione. Dunque io non mi lascio fregare, e anzi provo a ricambiare».
Mastella, anche con Casini è una battaglia contro i mulini a vento, non è facile opporsi a Ds e Fi, An e Margherita. E Prodi, poi?
«A Prodi ho confermato la mia lealtà, ma è chiaro che se passa quel progetto di riforma elettorale o il referendum peggiorativo, salta il governo».
Va be’, ma contro Fassino e Fini, Berlusconi e Rutelli?
«È questo che Casini deve capire. Io in ogni caso la battaglia la faccio, anche da solo: farò la fine di Pietro Micca, ne uscirò sciancato e senza più braccia, ma non gliela lascio passare. Però, se viene anche lui poi altri s’aggiungeranno. E altro che Pietro Micca: riusciremo a far saltare la santabarbara senza che possano farci niente».