«Io e Cassinelli, così diversi ma uniti per costruire il Pdl»

Ci tolga subito il dubbio, Gianfranco Gadolla: lei, da coordinatore metropolitano del Pdl, collabora o no col suo vice Roberto Cassinelli?
«È lui che collabora con me. Ed è sempre molto aperto e disponibile».
Una diarchia, dunque, al vertice del partito a Genova?
«Non è una diarchia. Io sono il coordinatore e Roberto non è un vice qualsiasi: è il vicecoordinatore vicario, e come tale, anche formalmente, ha un ruolo fondamentale».
Lasciamo perdere la forma e passiamo alla sostanza.
«La sostanza dice che Cassinelli si dimostra estremamente cortese e collaborativo, come d’altronde non poteva essere diverso. Lavoriamo insieme per costruire un partito che, anche a livello locale, dev’essere forte e unito».
Al di là del vostro carattere differente.
«Il carattere non c’entra. Veniamo da una lunga conoscenza personale, le nostre famiglie si frequentavano, io con lui in questi anni sono stato meno assiduo, ma ho sempre rispettato le sue scelte. Non abbiamo nessun motivo per non andare d’accordo adesso».
In quel momento, nell’intervista si inserisce il trillo del cellulare: è Cassinelli che vuole mettersi in contatto con Gadolla. Neanche l’avessero evocato, e quasi a smentire che «non c’è dialogo» fra i due. «Visto? - fa Gadolla -. È la dimostrazione lampante che ci sentiamo».
Vorrei vedere il contrario. Ma oltre a sentirsi, bisogna collaborare...
«Allora precisiamo meglio: nell’intervista pubblicata venerdì scorso sul Giornale, Cassinelli non ha sbagliato una virgola. Aggiungo: imparerò volentieri da lui, che ha guidato il popolo genovese di Forza Italia, più numeroso di quello di An da cui provengo. Ma anch’io ho un’esperienza se non uguale, almeno simile».
Però dovete metterla a frutto.
«Dobbiamo ragionare come una squadra coesa, in cui amalgamare le componenti e le esperienze diverse di Forza Italia e Alleanza nazionale, ma anche della Lista Biasotti e di tutti coloro che sono entrati e entreranno a far parte del Pdl».
Invece, qualcuno ragiona ancora per sé.
«Non mi risulta. Ma se ci fosse chi ragiona ancora come ex Forza Italia o ex An, sbaglierebbe di grosso. È un atteggiamento che deve sparire. Punto».
Per fare opposizione alla sinistra...
«...ci vuole unità e responsabilità a tutti i livelli. Intendiamoci: questo non significa omologazione, ci mancherebbe. Si può discutere, esprimersi in totale libertà. Ma quando si prende una decisione, quella dev’essere e quella deve restare».
Anche, tanto per dire, sulla gronda? Il partito è favorevole, lei, Gadolla, è contrario.
«Fosse anche sulla gronda, naturalmente, e sul porto o la moschea. Ne discuteremo a fondo, e una volta presa una decisione, dovremo mantenerla tutti, me compreso. Questa è democrazia».
Intanto, avete sistemato la questione del gruppo unico in Comune.
«Una grande soddisfazione, da parte mia e, sono convinto, anche da parte di Cassinelli. Per noi due, questa era una sfida. L’abbiamo vinta. Abbiamo costituito il gruppo unico, guidato da Raffaella Della Bianca, che è il primo di tutta la Liguria».
Una scelta che va vista in prospettiva.
«Ribadisco: dobbiamo sentirci tutti impegnarci a creare un partito sempre più forte e amalgamato, fatto di persone intelligenti, disposte a condividere un progetto entusiasmante, che vogliono lavorare, faticare, responsabilizzarsi. Andando oltre, comunque, le sensibilità individuali e la storia personale. Tutto il contrario di quello che ha fatto e sta facendo il Pd».
Anche perché se no la gente non vi segue.
«Infatti. Oggi la gente è distaccata dalla politica, e tende a staccarsi sempre più. Noi vogliamo ritrovare il rapporto con le persone, e non solo in campagna elettorale. Ha detto bene Berlusconi: la politica del fare, al posto della politica del dire. Io la vedo così. Gli altri, spero altrettanto».