«Io e il doping? Chiedo solo tolleranza zero»

Boicottata dall’Europa che conta, l’ex regina dell’atletica corre domani a Milano. Sono bastati 40mila dollari per averla: «Chi non mi vuole si pentirà»

Riccardo Signori

da Milano

Sembra perfino più piccola e con il sorriso un po’ sfiorito. È l’ultima Marion Jones, quella che ormai parla di doping come fingesse di bersi un caffè, infila nei discorsi il suo piccolo di quasi due anni per ricordare che nella vita c’è anche di meglio, pensa che il mondo dell’atletica non sia poi così brutto, nonostante gli incroci pericolosi degli ultimi anni, e debba ancora regalarle qualcosa. Marion Jones è atterrata in Europa nonostante il boicottaggio degli organizzatori dei principali meeting. «Boicottaggio ridicolo, un giorno questa scelta si ritorcerà contro chi l’ha fatta», non smette di ripetere. L’ha portata a Milano Franco Angelotti, che ha il fiuto dell’organizzatore purosangue: tutti la snobbano e lui ha provato ad offrirle 40mila dollari, che negli anni passati sarebbe stata una cifra ridicola. «Dopo otto anni di tentativi ce l’ho fatta», ha raccontato il nostro che, come tanti, dice: «Marion è stata accusata di mille nefandezze, ma finora nessuno l’ha mai pescata positiva al doping. Dunque, fino a prova contraria, è innocente».
Ormai Marion convive con questi discorsi, i colpi bassi dell’ex marito C.J.Hunter e di Victor Conte, il dottor Jekyll-mister Hyde del laboratorio Balco, sono stati assorbiti. Dissero che si drogava, di averla vista iniettarsi sostanze proibite. Poi si è scoperto il pentolone dentro il quale Tim Montgomery, il padre di suo figlio, ha rimescolato storie di dopato ad orologeria, il tanto per battere il record del mondo dei 100 metri.
Marion non poteva non sapere, forse nemmeno restarne indenne anche se ha citato Conte, chiedendo un risarcimento di 12 milioni di dollari, ed ora è calata in Europa per sfidare il boicottaggio. Lotta continua. Ha fatto parlare anche gli avvocati. Ha trovato sponda nel meeting di Hengelo e nella Notturna (che poi è una semidiurna) di Milano: domani sarà sulla rabberciata pista dell’Arena per correre i 100 metri, con il sorriso sulle labbra che si è imposta di non abbandonare mai. Ormai alla soglia dei 30 anni, ha combattuto ogni tipo di battaglia.
Però l’atletica chiama e qualche amico è rimasto. Vero Marion?
«Vero, in generale la gente non mi vede con lo scetticismo con cui mi guardate voi in Europa. Negli Stati Uniti mi sento ancora a casa mia, chi mi conosce da quando avevo 10-11 anni sa come sono. Semmai provo dispiacere per quello che sento dire sul mio conto. Ma non scappo, né mi nascondo».
Però sembra una Jones più rilassata e tranquilla di qualche tempo fa...
«Sono meno stressata, perché mi sono abituata a convivere con queste voci e con tutto quanto mi circonda. Non sono una wonder woman, una superdonna, questo no! Però ho dovuto impormi una diversa filosofia di vita. Devo prendere le cose nel modo migliore».
Fa sempre male leggere, sapere, ascoltare?
«Leggo e ascolto quanto serve. Non tutto. Non voglio essere logorata ogni giorno da questo argomento».
C’entra qualcosa con il calo delle sue prestazioni?
«Se mi volto indietro e guardo i risultati di prima qualcosa non va. C’entrano la gravidanza, il bambino, però ora mi sto riprendendo piano, piano. Anche l’anno passato, alle Olimpiadi, non ero in forma così cattiva. A Hengelo sono arrivata seconda, ci sono rimasta male per non aver vinto, ma non ho perso serenità. Non mi vedrete a testa bassa per qualche gara andata male. Ora l’importante è gareggiare e senza andare allo sbaraglio: serve per allenarsi».
Ma se quest’anno, mondiali compresi, le cose non andassero bene, significherebbe che non la rivedremo più ai livelli di anni fa?
«Storie. Non avete ancora visto la miglior Marion Jones: deve ancora arrivare. L’entusiasmo mi dà la carica. Dopo aver avuto il figlio mi sono fermata poco, ho ritrovato la voglia per continuare. Non è il tempo per pensare al ritiro dall’atletica: succederà solo quando perderò l’entusiasmo».
Torna in Italia dove festeggiò il suo esordio europeo nel 1997. Era più giovane, con più speranze e meno tribolazioni. Ed ora?
«Non voglio guardarmi indietro, come fossi alla fine della carriera. Tutt’altro. Mi guardo indietro con un sorriso: ho avuto soddisfazioni e dispiaceri, un mondo di alti e bassi. E sono contenta così. Penso alle cose belle: fama e gloria. E a quelle brutte: sbeffeggiamenti, accuse, articoli contro. Ma sarò sempre grata all’atletica per quello che mi ha dato, nel bene e nel male. Anche quando avrò 70-80 anni penserò alla bella vita vissuta, che tanti non hanno provato: ai viaggi, al mondo che ho conosciuto, alle possibilità che ho avuto. Posso solo ringraziare».
Kelly White, rea confessa di doping, ha detto che è meglio usare punizioni pesanti piuttosto che la prevenzione per insegnare ai giovani a non drogarsi: un atleta, per vincere, fa di tutto senza pensare alle conseguenze. D’accordo?
«Io sono per la tolleranza zero. Ma la White non dovrebbe permettersi di dare suggerimenti ai giovani circa l’uso del doping. Proprio lei dovrebbe stare zitta».
Bene Marion, ora scenda di nuovo in pista. Quest’anno a cosa si dedicherà?
«Farò solo 100 e 200 metri. Steve Riddick, il mio nuovo allenatore, viene dalla velocità ed allora abbiamo deciso di focalizzare l’attenzione su queste prove. Più avanti riproverò con il lungo. L’appuntamento che conta sono i Trials Usa del 24 giugno. A Milano, invece, voglio riprendere confidenza con la vittoria».
Difficile che non ci riesca.