«Io e Gianni, due ex nemici uniti da un sogno»

da Roma

Senatore Andrea Augello, anche lei che è cresciuto politicamente a fianco di Gianni Alemanno, ha sognato la conquista del Campidoglio?
«Un sogno? In realtà, quando il 25 febbraio scorso al cinema Capranica, come unico suo oppositore, ho proposto la candidatura di Gianni Alemanno, ero probabilmente il solo a essere convinto che potevamo farcela davvero a interrompere i 15 anni di potere della coppia Rutelli-Veltroni in Comune. Dopo qualche giorno lui stesso si convinse e arrivò anche il via libera da parte di Fini e Berlusconi».
Da che cosa nasceva questa convinzione?
«Intanto dalla valutazione dell’allora probabile avversario. Ma anche dal fatto che il movimento di Storace, alla nostra destra, ci consentiva indirettamente di puntare a una fascia di elettorato moderato che fino a quel momento si era fidato di Veltroni. Ero convinto, come poi è avvenuto, che avremmo potuto recuperare una parte di quei consensi e costringere Rutelli al ballottaggio».
Adesso, magari, mi dirà che aveva previsto anche il distacco di oltre sette punti al secondo turno...
«Per la verità il mio, direi il nostro, obiettivo era quello di non perdere il 13 e 14 aprile. Poi, analizzando il voto del primo turno, ho capito che Alemanno poteva farcela. Ma dalle previsioni e dai sondaggi che avevamo commissionato pensavamo che potesse finire al massimo 51 a 49 per Gianni».
Lei che è un suo coetaneo, da quanto tempo conosce il neo-sindaco di Roma?
«Intanto non siamo proprio coetanei: ho tre anni meno di Alemanno, che conobbi però da ragazzino, nel lontano 1977, in circostanze quasi casuali».
Racconti.
«Un giorno avevo seguito mio fratello Tony nella sede storica del Fronte della Gioventù, in via di Sommacampagna, allora diretto da Teodoro Buontempo. Gianni aveva un incarico nella Corporazione studentesca: si occupava della stampa dei giornalini di istituto e dei volantini ma quel giorno il ciclostile si era rotto e Tony mi chiese di dargli una mano. Lo portai nella nostra sezione all’Aurelio, in un garage in via Gregorio VII, dove avevamo un ciclostile ad alcol che solo io riuscivo a far funzionare».
Quindi diventaste amici?
«Al contrario. Pochi anni dopo, nel 1981, ci scontrammo come avversari nel congresso del Fronte della Gioventù e Gianni riuscì a spuntarla per appena undici voti».
L’un contro l’altro armati?
«Ma no, era quasi normale il confronto interno fra componenti, anche se qualche volta prevalevano considerazioni più personali che politiche. Comunque in seguito, lui come segretario provinciale e io come segretario regionale del Fdg, riuscimmo a ottenere ottimi risultati alle elezioni studentesche nelle superiori e all’università. Proprio in quel periodo, sempre assieme, ponemmo le premesse per l’exploit di questi ultimi anni, con le liste di destra che prevalgono ovunque».
Ma poi tornaste a dividervi?
«Questa è praticamente storia più recente. Quando nel ’93 Fini si candidò in Campidoglio, l’enorme crescita di consensi fece maturare il processo di trasformazione del partito che trovò il suo compimento a Fiuggi nel ’95. Alemanno da consigliere regionale divenne deputato e sempre insieme, come “Cantiere Italia”, contribuimmo a porre le basi per la nascita della Destra sociale».
Tutti e due amici di Storace?
«Fu un’esperienza per certi versi esaltante. Grazie a quello che chiamammo “laboratorio Roma”, in pochi anni conquistammo la provincia di Roma con Silvano Moffa, poi la Regione con Storace, dove io feci l’assessore al Bilancio, e infine le politiche del 2001, che lanciarono definitivamente Alemanno come ministro dell’Agricoltura».
Tornerete insieme in Campidoglio?
«Mah, chissà...».