«Io e l’amico Pastorino cambiammo la Borsa»

«Un uomo nobile, di stampo antico, di quelli che, forse, non ce ne sono più. Fino al punto da trascurare i propri interessi personali, per contribuire al bene comune, alla formazione di norme e provvedimenti legislativi che andassero a vantaggio di tutti». Il ricordo che il senatore Luigi Grillo ha - «e conserverò per sempre» - di Carlo Pastorino va ben al di là dell’omaggio rituale nel momento della scomparsa.
«Anche perché - sottolinea ancora il parlamentare del Popolo della libertà - l’amico Carlo è stato per me, ma non solo per me, un esempio da seguire, di autentico servitore dello Stato. Ho avuto il piacere e l’onore di conoscerlo a fondo, lo stimavo. E ho di lui un’immagine molto bella».
Ricordi privati e pubblici che si fondono.
«Certamente. Con tante storie sconosciute che hanno caratterizzato il nostro percorso comune».
Fin dall’esordio della sua esperienza in Parlamento, vero, senatore Grillo?
«È così. Sono stato eletto per la prima volta nel 1987, e ho fatto parte della Commissione Finanze. È in quell’occasione che sono entrato, e poi sono rimasto in stretto contatto con Pastorino».
... che allora aveva già concluso la sua intensa attività politica di senatore, ministro, sottosegretario, esponente di punta della Democrazia cristiana nella corrente fanfaniana.
«Carlo era tornato alla sua primaria professione di agente di cambio. Il suo studio era uno dei primi in Italia. Ma in quei momenti lui sentì il bisogno di impegnarsi a fondo per consigliare, esortare, in certi casi anche incalzare i parlamentari per l’elaborazione di norme fondamentali per lo sviluppo del Paese».
Parliamo della riforma del sistema finanziario e creditizio, Borsa e banche.
«Di queste, ed anche di altri punti di riferimento per la regolamentazione del mercato che hanno consentito al nostro Paese un salto di qualità decisivo e il definitivo inserimento nell’ambito economico e finanziario internazionale».
Un lungo elenco: le leggi su antitrust, insider trading, antiriciclaggio, il lancio delle Opa, le Offerte pubbliche di acquisto.
«Tutti capisaldi su cui si basano da allora le maggiori operazioni finanziarie».
Lo stesso per quanto riguarda la legge sulle Sim, le società di intermediazione immobiliare. Una legge mai modificata.
«Proprio quelle Sim che avrebbero, per così dire, mandato in pensione gli agenti di cambio. Pastorino, lungimirante e concreto, avvertiva perfettamente il momento storico cruciale dell’economia, e si volle adoperare per fornire collaborazione e suggerimenti. Quasi quotidiani».
Che furono ascoltati.
«Era un esperto. Mi fu accanto quando io venni nominato relatore della legge di riforma delle banche, che ha permesso di realizzare un sistema creditizio forte, direi anche il più forte in Europa. Quello di Pastorino fu sempre un contributo molto prezioso».
E molto intenso.
«Infatti. In quegli anni della decima legislatura, fra il 1987 e il 1992, Pastorino frequentava il Parlamento, non più da politico, ma da lobbista, nel vero senso della parola. In funzione assolutamente legittima e trasparente, da tramite fra i parlamentari e gli operatori finanziari. Ma nello stesso tempo trascurava il proprio studio professionale, convinto che i suoi collaboratori facessero bene il loro mestiere».
Invece...
«Ci fu, com’è noto, chi tradì la fiducia, e portò al dissesto dell’attività. Da allora scaturirono le sue difficoltà. Una prova di grande amarezza, per uno come lui che aveva sempre operato con onestà, a testa alta, anche a costo di sacrificare se stesso».
Resta l’immagine di un uomo politico all’altezza del compito e della fiducia degli elettori.
«Ne sono convinto. Carlo Pastorino ha lasciato ricordi affettuosi, ma anche segni profondi in chi l’ha conosciuto e frequentato. Giusto onorarlo per quanto ha saputo meritare».