«Io e mio figlio sopravvissuti insieme alla chemio»

Per salvarsi fu costretta a sottoporsi a un trattamento. Ora ha un bambino bellissimo

da Perugia

Francesca Faloci aveva 38 anni: insegnante e mamma. C’era una bimba di cinque anni, Rebecca. Un giorno scoprì di aspettarne un altro. Aveva già scelto il nome: Filippo. «Io e mio marito desideravamo tanto un secondo figlio. Quando ero rimasta incinta eravamo entrambi felicissimi». La brutta notizia è arrivata qualche settimana dopo: Francesca aveva sempre la febbre alta, era debole. I primi accertamenti, poi il ricovero in ospedale a Perugia. Altri esami e allora la notizia: linfoma di Hodgkin, una rara forma di tumore. La malattia al quarto stadio, l’ultimo; la gravidanza alla 22ª settimana. «Nei primi giorni non sapevo che fare».
I medici che cosa le dissero?
«Che dovevo immediatamente cominciare la chemioterapia. Avrei potuto anche interrompere la gravidanza. Scelsi - con mio marito e con l’appoggio dei medici - di tenere il mio bimbo e di cominciare la terapia».
Come si sentiva? Aveva paura?
«Il mio pensiero era per il bimbo. Ero pronta a tutto, anche perché sapevo che avevo accanto a me tante persone. I dottori mi dicevano che la placenta avrebbe fatto da scudo contro farmaci pesanti come quelli per la chemio. Il piccolo stava bene. Dovevo arrivare intorno alla 32ª settimana, quando sarebbe pesato intorno ai due chili, per partorire».
Pensava anche a Rebecca?
«Sì. Lei c’era e sentiva la mia mancanza. Però io volevo darle un fratellino».
Filippo. Quando è arrivato?
«Alla 32ª settimana. È stato il mio miracolo. È nato sanissimo: 1,850 chili per 42 centimetri di altezza. Ero felicissima».
Dopo il parto ha continuato le cure...
«Sì, ho fatto altri cicli di chemio. Con il supporto della mia famiglia diventata più numerosa. Filippo cresceva bene. Mi è dispiaciuto solo non poterlo allattare, come avevo fatto con Rebecca. Certe cose le capiscono solo le mamme... Adesso ha due anni. È vivace e bellissimo»