«Io e Valentino alla Ferrari: perché no?»

«Ho scoperto di avere molti tifosi in Italia, forse perché ho corso per la Sauber motorizzata da Maranello. Mi chiamano uomo di ghiaccio? Sono fatto così: non posso piacere a tutti»

Benny Casadei Lucchi

nostro inviato a Imola

Per il Circus a trecento all’ora è il pilota più forte, veloce e coraggioso. Per la Finlandia è già un pilota Ferrari. Per il popolo rosso vestito è il futuro, la speranza di avere in casa un altro Schumi. Per i giornalisti rappresenta invece l’incubo supremo: l’uomo che non parla mai. Kimi Raikkonen ieri ha parlato.
Lei nordico, taciturno e schivo, lo sa di avere molti tifosi in Italia?
«È bello scoprirlo e penso che uno dei motivi principali sia il periodo trascorso a inizio carriera con la Sauber che all’epoca era motorizzata Ferrari. Questo mi ha dato anche l’occasione di conoscere diverse persone che lavorano per il Cavallino».
Però questo non basta a spiegare la sua popolarità da noi.
«Penso anche all’importanza che i motori e la F1 hanno da voi. Sarei più stupito se ciò accadesse in altri Paesi dove non esiste un movimento motoristico così grande».
Insomma, lei nordico non è stupito della simpatia che riscuote tra i caldi italiani?
«No, in fondo mi succede anche in altre nazioni appassionate di motori, come la Germania, come la Spagna».
A proposito di Spagna: come si è sentito quando la McLaren e il suo boss, Ron Dennis, le hanno detto che per il 2007 avevano messo sotto contratto il campione del mondo Alonso?
«Tranquillo. Non è cambiato nulla per me. Tanto più che questi argomenti, i contratti dei piloti, non mi riguardano e su di essi non posso e non voglio influire. Io non ho mai avuto la possibilità né l’interesse di scegliere o dire chi dovesse essere il mio compagno. Per cui, quando ho saputo di Fernando, mi sono solo limitato a prenderne atto».
Ma correrebbe volentieri con Alonso?
«Ripeto: non scelgo i miei compagni».
Per cui correrebbe anche con Schumi alla Ferrari?
«Sì».
Dicono che lei abbia già firmato per la Ferrari: 28 milioni l’anno per tre stagioni.
«Solo voci».
Se avesse sette titoli mondiali in tasca continuerebbe a correre, combattere, rischiare?
«Che cosa?».
Se avesse sette mondiali come Schumacher, continuerebbe?
«Ma non li ho, per cui non mi pongo il problema... io devo andare avanti».
Piace al pubblico, gli addetti ai lavori dicono che lei è il vero fuoriclasse della F1 moderna, ha vinto dei Gp ma non ancora il mondiale. Colpa solo dei guasti McLaren o anche sua?
«Quando si corre è normale commettere errori; d’altra parte, ho perso anche punti per colpa del team. Il fatto è che in gara le situazioni che si presentano sono tantissime e in continuo cambiamento, tutto può accadere, ciò che conta è imparare dagli sbagli. Quel che è accaduto non lo puoi cambiare e così succede che si possa perdere un titolo per degli errori».
Secondo lei, un team riesce a dare due auto uguali ai suoi piloti, senza far preferenze?
«Sì, alla McLaren ci sono sempre riusciti».
Però in altre squadre, come la Ferrari e la Renault, la filosofia è un po’ diversa.
«Non so e non mi riguarda che cosa fanno gli altri».
Non la riguarda fino a un certo punto... Non la riguarda per ora. A proposito di Ferrari: lo sa che Valentino Rossi è un suo estimatore?
«Mi fa davvero molto piacere, è bello essere apprezzato da un pilota talmente forte da poter scegliere tra diverse opzioni: moto, rally, formula uno».
Come starebbe con Valentino alla Ferrari?
«Ripeto: non pongo condizioni sui compagni».
Però Rossi sarebbe un compagno diverso, uno strano debuttante.
«Sì, è vero. E lo trovo molto simpatico, lo trovo un tipo divertente... Però troppe cose devono ancora accadere».
La gente dice che lei è freddo?
«Sì, mi chiamano Iceman, uomo di ghiaccio. Non l’ho scelto io e non mi piace essere stato soprannominato così; però non do peso al giudizio della gente. Se dovessi cercare di piacere a tutti, non sarei più me stesso».
Bevute in allegria, molte bevute e poi notti brave, feste con gli amici. Il suo stile di vita non si adatta molto a quello della Ferrari... È molto rigida.
«Non credo che esista un team più rigido della McLaren (Iceman ride). E comunque non cambierò il mio stile di vita. Quel che conta è ciò che so dare in pista, e io do sempre il cento per cento. Se poi il mio stile di vita non piace, ne sono desolato, ma conta solo come faccio il mio lavoro».
Di lei, il direttore generale della Ferrari, Jean Todt, ha detto: «Raikkonen mi piace come pilota e come persona».
«È un giudizio che mi fa piacere, anche perché arriva da una delle persone più abili e capaci della F1».
E se sono rose, fioriranno. O sono già fiorite.