«Io esalto il governo eppure ho scioperato contro Berlusconi»

Ahi, se anche Gianfranco Rotondi fa la manfrina vuole dire davvero che il potere trasforma. Niente di grave intendiamoci. Ma cose che stridono sulla bocca di uno che conosco da vent’anni come la schiettezza fatta persona, nonostante la sua democristianità. Invece, nell'intervista se ne esce, qua e là, con frasi tipo, «nomi no», «si dice il peccato, ecc.» o panzane stratosferiche come: «Tra me e Casini mai un dissenso», mentre è noto ai sassi che Rotondi uscì dall’Udc perché non sopportava l’ipocrita prepotenza di Pierferdy. Cos’è successo? Semplice: Rotondi è oggi ministro per l’Attuazione del programma di governo, parla in nome della Nazione, deve mostrarsi imparziale, ecc. La parlantina però non gli manca e si lascia ascoltare.
«Vieni», dice quando entro nel suo ufficio di Piazza Colonna e mi porta alla finestra. «Lì (dirimpetto) c’è Palazzo Chigi e spio il capo. Là (edificio di lato) ho fatto il rinfresco di nozze. Laggiù (due palazzi dopo) abito».
«Casa e chiesa. Tutto a piedi», osservo.
«Questo mi consente di dire, con facile sparata demagogica, che non uso l’autoblu», ride.
In verità, Rotondi è un viaggiatore forsennato. Per dare più senso al suo ministero si è inventato Italiaincontri, un giro d’Italia accompagnato da diversi ministri per illustrare l’attività di governo. Un giorno in Piemonte, l’altro in Sicilia, accolto tra pifferi e fanfare da sindaci e prefetti, ma anche da maestranze in sciopero. Rotondi dice la sua, gli altri la loro e finora tutto bene senza lanci di pomodori.
«Facile magnificare un governo popolare», dico.
«Settantatré italiani su 100 si fidano di Berlusconi. Anche tanti che non lo hanno votato. Lui è il sindaco d’Italia. Noi ministri, gli assessori».
«Come addetto al Programma fai il poliziotto del governo. Rispetta le promesse?».
«In pieno, anche se domandarlo a me è come chiedere all’acquaiolo se è buona l’acqua. Posso però dirti che l’assillo del Cav è essere all’altezza del consenso ricevuto».
«Punti dolenti?».
«Mancano risorse per dare una svolta immediata al Paese. Il deficit è tra i maggiori del mondo. La produzione di ricchezza, no. Il rilancio però è certo, solo più lento».
«Sei leader della Dc per le Autonomie, partito lilliput...».
«Ero. Il partito è confluito nel Pdl. Ho portato l’ultima Dc nel Pdl sperando che continui nel tanto di buono che ha fatto la Dc nella sua storia. Avere chiuso la saracinesca Dc e averle aperto una nuova prospettiva è il mio titolo nobiliare», dice con fantasia che rivela il giornalista che fu (ha diretto giornali dc e scritto libri).
«Per protestare contro il Cav che non ha candidato uno dei tuoi, hai disertato il Cdm dell’Aquila».
«Ho puntato i piedi con un giorno di sciopero. Anche i ministri lo fanno».
«Per amore di chi hai fatto il facinoroso?»
«Una giovane promessa: Paolo Cirino Pomicino».
«Il Cav ti terrà il broncio».
«Passo per ossequente. Per compensare scalpito».
«Ti sei perso l’annuncio del G8 in Abruzzo».
«Un colpo di genio. Peccato non esserci. Ma il torto a Pomicino era troppo grande».
«Ti sei iscritto alla Dc a 15 anni. Oltre a questa sciocchezza che hai fatto di buono nei tuoi 49 anni?».
«Marito felice e padre di tre bambine. Per l’ultima, due anni, ho preso un accidente in questi giorni».
«Cos’è successo?».
«Degna figlia di un politico, è un po’ mangiona. Ha inghiottito una nocciolina rubata alle sorelle che si è infilata nel polmone. Devo la salvezza alla solitamente vituperata sanità partenopea. Gliel’hanno estratta al Santobono, il pediatrico di Napoli», e visto che c’è mi mostra la foto della primogenita. «Quando le dicevano: “Hai la testa di papà”, lei piangeva. Oggi è rassegnata» e sottintende, civettuolo, di non essere una bellezza. In realtà, Rotondi è un gradevole giovanotto, con (pochi) capelli a spazzola e una certa somiglianza con Eros Ramazzotti.
«Sei un dc sui generis. Sostieni i matrimoni gay».
«Né sui generis, né pro gay. Sono per regolare le unioni di fatto come già volevano i governi dc degli anni ’80. Riconoscere al convivente il subentro nell’affitto, non lede i diritti della famiglia vera».
«Sul testamento biologico?».
«Mi sta bene la legge al Senato. La libertà di decidere la propria morte, mina il principio dell’indisponibilità della vita».
«Sul caso Englaro, stavi col papà o...».
«Con la figlia. Il padre, sia pure con amore, ha applicato un principio contrario al diritto».
«Ti consideri però un cattolico adulto alla Prodi», osservo basandomi su certe sue uscite non proprio clericali.
«Sono un cattolico democratico. Un tempo era considerato un atteggiamento di sinistra. Le posizioni di Fini dimostrano che è compatibile con la destra».
«Fini è un cattolico democratico?».
«Per me, sì. E lo sento affine».
«Ossia?».
«Il Pdl è un partito laico di ispirazione cristiana, come lo era la Dc. Da cattolico, obbedisco alla Chiesa. Da politico, no».
«È il mondo alla rovescia. I cattolici conclamati come te contestano il Papa, i laici - vedi Pera, Ferrara, Quagliariello - sono ratzingeriani», osservo.
«Il Papa lo amiamo tutti, tanto più ora che lo sentiamo solo. I laici sembrano più condiscendenti con Ratzinger perché non vengono dalla Dc».
«In che senso?».
«Noi siamo parte della Chiesa e senza reverenze verso le gerarchie. Loro, forse, sì. Un vescovo chiese a Rumor di mettere nelle liste un suo candidato. Rumor rispose: “Sì, a patto che io possa nominare qualche parroco”. La cosa finì lì. È la fotografia del rapporto che c’era tra Dc e Chiesa». Ridiamo ricordando il vecchio Rumor che pareva un pesce lesso e invece sapeva dire no. Pausa con caffè e biscotti e via.
Anche sulla Giustizia sei eccentrico: vorresti pm eletti.
«Un paradosso. Diversi pm sono politicizzati. Se eletti diventano scopertamente politici e nessuno potrà accusarli di partigianeria».
Sei per il licenziamento dei pm più schierati. Tipo quelli del processo Andreotti per mafia?
«Niente nomi (prima reticenza, ndr). Ci sono pm che invece dell’ingiustizia, hanno perseguito il nemico politico. Si sono messi fuori dalle regole e dalla Repubblica. Sono quattro gatti. Se cacciamo loro, ci risparmiamo la fatica di riformare, almeno in questo ambito, la Giustizia».
Il Csm è complice?
«Se li avesse puniti, non si sarebbe creata la frattura tra opinione pubblica e magistratura. Ora bisogna ricucire. Anche perché molti magistrati votano per noi».
Hai parlato di pm eletti nei partiti che hanno aiutato. Nomi.
«Non ne faccio (e dalli!). Camera e Senato sono pieni di autori di inchieste che hanno fatto fuori i loro predecessori in Parlamento».
Si sono presi il seggio cacciandoli?
«Il prototipo è Di Pietro che scioglie cinque partiti e ne fa uno suo che occupa il posto di quelli decapitati».
Violante bocciato per la Consulta. Buona cosa?
«Mi è dispiaciuto. Violante è migliore della sua vignetta. Non è l'assassino della Dc, né l'uomo nero della sinistra giustizialista».
Hai lasciato l’Udc per incompatibilità con Casini.
«Mai litigato...».
Ma fammi il piacere!
«Diciamo così. Io ero dc e berlusconiano. Lui diceva che bisognava attaccare il Cav. Così me ne sono andato».
Casini vuole fare una neo Dc.
«Casini sa che la nuova Dc è il Pdl. Ci manca una corrente: la sua. Prima o poi verrà. Non credo a un suo accordo con la sinistra. È di Bologna, conosce i comunisti e non se ne fida. Né loro di lui».
Dici sempre che tornerà all’ovile. I fatti ti danno torto.
«In alcune Regioni abbiamo già fatto accordi con Casini. In altre, li faremo. Intanto l’Udc ci fa un buon servizio: sequestra voti che andrebbero al Pd. E noi vinciamo».
Casini ha candidato De Mita al Sud, proprio dove c’è l’alleanza con il Pdl. Vedremo Ciriaco a Villa Certosa dal Cav?
«Tra loro non c’è simpatia. Ma essendo entrambi intellettualmente curiosi, prima o poi si parleranno».
Faranno 150 anni in due.
«Il governo è impegnato a garantire la sopravvivenza a 120 anni».
Mastella è tornato al Cav. La decenza se n’è andata.
«Siamo al governo anche perché Mastella ha fatto cadere Prodi».
L’immobiliarista Di Pietro?
«È la nostra assicurazione sulla vita. Finché c’è lui, la sinistra può scegliere se mettersi sotto la sua cappella e perdere o perdere divisa. E noi vinciamo».
Franceschini?
«Lo conobbi da ragazzo e lo presentai a De Mita che non me ne ringraziò. Era un dc che aveva già in mente di passare coi comunisti. La sua parabola è coerente».
I cinque ministri migliori?
«Cinque sono pochi. Tutti bravissimi, tranne me».
Com’è allora che il Cav non ti caccia?
«Sono più critico con me stesso, di quanto gli altri non lo siano nei miei riguardi».
A chi ti ispiri: De Gasperi o Giolitti?
«Mi tengo più basso. Ai miei predecessori al ministero: Scajola, Pisanu, Caldoro e anche a Santagata, ministro con Prodi».
I terremotati d'Abruzzo avranno un tetto prima dell’inverno?
«È un impegno assoluto».
Pronto a dimetterti se non è così?
«Sarà così. Ma non capisco: vuoi le mie dimissioni per avere uno sfollato in più?».