Io ex "pianista" dico che ci sono mali peggiori

Fini, dicono le cronache, ha dichiarato guerra ai «pianisti» della Camera. Dicesi «pianista» quel parlamentare che vota per conto terzi. Oggi voto io per te, domani tu per me. Lo confesso. Nella vita precedente, quando scioccamente facevo il parlamentare, ho fatto il «pianista» qualche volta. Il collega che doveva andare al ministero a sbrigare pratiche per il collegio mi trovava disponibile a pigiare il bottoncino per lui. La sigaretta me la potevo fumare solo se il collega, tornato dal Ministero, spingeva il mio bottoncino. In questo «do ut des» se ne andava la mia vita di parlamentare.

Poi ci sono i professionisti del piano. Veri Pollini del voto. Sono quelli che sono sempre presenti per aiutare quelli che non vengono mai. Questi ultimi sono iscritti fin da piccoli all’elenco degli «statisti», troppo presi dal destino del Paese per perdere tempo con la legge che si sta discutendo. È giusto scandalizzarsi. Suggerirei a Fini di adottare tutte quelle misure che ha in animo di prendere ma di guardare ad altri due o tre problemi. Chiarisco: non è la vendetta dell’ex. Se il Corriere della Sera mi avesse pubblicato la lettera di rinuncia all’attività parlamentare, avrei risparmiato a Veltroni l’inutile tratto di penna con cui mi ha eliminato dalle liste.

Sono più felice ora che scrivo le mie cose su questo giornale o altri ospitali media stampati. È che se vuoi far funzionare il Parlamento ed evitare che diventi il simbolo del «fancazzismo» e dello spreco devi essere duro e deciso. Non ci sono solo i pianisti. Ad inizio seduta il presidente legge un elenco sterminato di parlamentari «in missione». Non votano e non perdono una lira. Spesso li vedi in Transatlantico a chiacchierare con i cronisti o in tv. Non è accettabile che ogni giorno ci siano ottanta-cento deputati che hanno cose più importanti da fare rispetto al lavoro per il quale prendono un’indennità.

Ci sono poi i leader esentati dalla presenza. Uno si immagina che oggi siano Berlusconi, Fini, Bossi, Veltroni, Di Pietro e Casini più i rispettivi capigruppo. Ma l’elenco, è molto, molto più lungo. Infine il problema dei costi. I parlamentari prendono molti soldi? È vero che prendono una discreta indennità e una serie di rimborsi a forfait. Un solo esempio. Una voce dice che il parlamentare viene rimborsato per oltre 4mila euro per spese di segreteria. Se spendi, va bene. Se non spendi vanno a reddito. Quanto spendono? Tempo fa ci fu un’inchiesta sui «portaborse» sottopagati, non assicurati, ecc.

Perché non dare i soldi solo a chi li spende davvero e li spende pagando tasse e contributi? Forse avremmo meno sprechi. Chi controlla la quantità di carta che viene data in concessione e chissà dove viene utilizzata? Io, che non farò mai più il parlamentare, vorrei che i parlamentari fossero rispettati e stessero meglio. Aiutiamoli dando regole certe, chi non le rispetta affidiamolo a Brunetta purché Brunetta accetti di lasciare, non da solo, il seggio optando per il ministero. Visto che stanno rifacendo i regolamenti questa incompatibilità non si può scrivere da qualche parte?