«Io, ex di Salò scomunicato dal Comune»

Fabrizio Boschi

da Firenze

Un premio letterario a un ex repubblichino? Mai e poi mai in Palazzo Vecchio a Firenze. È la clamorosa decisione del sindaco di Firenze, Leonardo Domenici (diesse), che ha ritirato il patrocinio dell’amministrazione comunale al Premio Firenze, concorso letterario istituito dal Centro culturale Firenze-Europa «Mario Conti» che da ventiquattro anni assegna riconoscimenti a personaggi del mondo della cultura e del sociale con una cerimonia solenne nel salone dei Cinquecento.
Il caso è quello di Pietro Ciabattini, ottant’anni, battuta pronta da toscanaccio verace, con la passione per la storia e un passato da ragazzo di Salò che per il Comune di Firenze rappresenta una vergogna troppo grave da sopportare. Per questo quando la giuria del premio ha deciso di assegnare il Fiorino d’argento per la saggistica a questo scrittore, autore del libro Il Duce, il re e il loro 25 luglio, i diessini si sono rivoltati. Il riconoscimento a un ex esponente di Salò ha fatto andare su tutte le furie la sinistra fiorentina (Diesse, Prc, Pdci e la lista Unaltracittà/Unaltromondo) che ha chiesto al sindaco di revocare il patrocinio al premio e di non permettere al Gonfalone della città di essere presente nel Salone, come avviene ogni anno.
La motivazione del Comune di Firenze, arrivata dopo le proteste dell’Anpi, è stata quella di non ritener opportuno associare «l’identità storica della città di Firenze, medaglia d’oro della Resistenza, alle posizioni interpretate da Ciabattini». Decisione definita «una grave offesa per la libertà della cultura» da Marco Cellai (An), presidente del Centro culturale «Mario Conti» e che ha suscitato le critiche anche dei giurati di cui è presidente onorario lo storico fiorentino Franco Cardini, per il quale si tratta di «una polemica ridicola».
Sabato la cerimonia del premio si è, comunque, svolta regolarmente in Palazzo Vecchio e fra i cinquanta vincitori è stato assegnato il massimo riconoscimento (il Fiorino d’Oro) all’ex ministro socialista della Difesa, Lelio Lagorio. Proprio a lui la sinistra fiorentina aveva rivolto un appello affinché non ritirasse il premio. Ma Lagorio quel riconoscimento lo ha accettato e ha annunciato pubblicamente sul palco che devolverà i 1.500 euro dell’assegno al fondo delle famiglie dei caduti a Nassirya. Un gesto nobile apprezzato anche dallo stesso Ciabattini finito al centro della querelle.
Scusi signor Ciabattini, come giudica la decisione del sindaco di Firenze?
«Proprio non lo so. Non ho mai cercato rogne e non capisco tutto questo accanimento contro di me».
Non sarà per il libro che ha scritto?
«Non credo proprio, anche perché non ho mai scritto male della Resistenza e tanto meno dei partigiani che, fra l’altro, non ho nemmeno mai conosciuto».
Allora che cosa ha scritto nel suo libro che non è piaciuto alla sinistra fiorentina?
«Non lo so. E pensare che nel mio lavoro faccio anche una critica a Mussolini. Secondo me tutte queste polemiche hanno una ragione ben diversa da quella che appare».
Che tipo di critica ha mosso al Duce?
«Sul 25 luglio. Parlo dell’accordo che ci fu tra lui e il re. Altro che arresto di Mussolini... Le cose non andarono affatto in quel modo».
Quindi, secondo lei, questo premio è meritato?
«Ma certo, se non altro perché per scrivere questo libro ci ho messo sette anni di ricerca accuratissima. Questo premio mi è stato assegnato dopo un’attenta valutazione delle opere presentate dai partecipanti, da un’autorevole giuria».
La sinistra di Firenze punta il dito contro il suo passato. Cosa risponde?
«Quella è semplicemente stata una scelta che feci insieme a tantissimi altri ragazzi e ragazze».
Quanti anni aveva all’epoca?
«Appena sedici anni».
Perché decise di stare dalla parte della Rsi?
«Per il grande ideale di patriottismo che a quel tempo ci entusiasmava. In quel momento non potevamo immaginare chi fossero i buoni e i cattivi. Eravamo solo dei ragazzi che si erano trovati al centro della storia, una storia più grande di noi».
Come ha vissuto tutta questa querelle?
«Secondo me quella del Comune è stata una decisione assurda che non ha contribuito a fare altro che danneggiare l’immagine di questo prestigioso premio e quella dei premiati, a cominciare dal vincitore Lelio Lagorio. Ma se devo essere sincero non me ne importa niente. Non mi interessano le polemiche dei consiglieri comunali della sinistra. Il problema è solo loro. Facendo così il sindaco mi ha fatto un’enorme pubblicità gratuita. E per questo lo ringrazio».
Queste cose succedono solo a Firenze...
«Penso proprio di sì. In Italia abbiamo un premio Nobel, Dario Fo, che ha indossato la divisa della Rsi ed era paracadutista a Tradate, e nessuno ha detto niente. Abbiamo avuto come presidente del Consiglio Spadolini, che con me pianse sulla tomba di Gentile e che usò parole infuocate contro i partigiani quando parlò di “inciviltà italica”. Nessuno si è mai scandalizzato. Perché a me è stato consegnato un premio letterario, invece, è successo un putiferio».
Ora che ha ritirato il premio come si sente?
«Onorato. Ho scritto quattro libri sulla storia d’Italia e su alcuni aspetti che restano avvolti ancora nel mistero».
Si sente un po’ il Pansa fiorentino?
«Vedo che al mio amico Pansa, che è un uomo di sinistra, è stato riservato un trattamento analogo, impedendogli addirittura di presentare il suo libro. Mi dispiace solo che non si conosca la storia e che si continui a fare demagogia, come è accaduto a Firenze. Non appartengo ad alcun partito e non vado alle manifestazioni politiche. La politica non mi interessa, ma vorrei dedicare gli ultimi anni della mia vita a scrivere in pace libri di storia, una storia provata e documentata».