Io, fascista, più tollerante di un liberale democristiano

Nell’anno scolastico 1953-54 frequentavo il 2º anno di Ragioneria all’Istituto Manfredo Da Passano della Spezia, ed in quello stesso periodo veniva stampato al ciclostile un giornalino degli studenti, del quale era responsabile un futuro avvocato, oggi scomparso.
Sollecitato da alcuni compagni di classe, i quali mi ritenevano forse il più adatto a farlo, scrissi una lettera che aveva il fine di chiedere rispetto anche per coloro che la pensassero diversamente dalla linea di quel giornalino, schierato, settariamente e faziosamente, contro la destra politica, ovvero tentai di aprire un dialogo.
La replica fu da levarmi la pelle, ne rimasi certamente male, mi sentii frustrato, ma non certamente intimidito.
E pensare che la lezione non mi era stata impartita da un vetero comunista, il che poteva rientrare nel gioco delle parti, ma da un presuntuoso presunto liberale democristiano il quale prendendo spunto da un verbo da me usato al passato, mi inchiodava alla mia nefasta ideologia fascista, insultandomi, irridendomi e sbattendomi la porta in faccia.
Quella fu una piccola e modesta vicenda di provincia, però significativa se collegata con altri e ben più importanti eventi che hanno messo al bando ogni possibilità di revisionismo storico, su cui, solo da pochi anni e con una mia piccola rivincita, si stanno aprendo alcune finestre.
Ed allora c’è da domandarsi che cosa ha fatto la classe politica democristiana, alla quale va, per altro, riconosciuti dei meriti, per rimuovere tutte quelle incrostazioni di bugie che per anni sono state fatte passare per verità nelle scuole, nei libri, in televisione, nei giornali: non si poteva ovviamente pretendere che un’opera di pulizia e verità venisse dal Pci. L’onorevole De Gasperi tenne chiusa in un cassetto la eroica vicenda di Perlasca l’onorevole Moro in una Tribuna Politica si rifiutò di rispondere alla domanda del direttore de «Il Secolo d’Italia» (c’era l’arco costituzionale) ed un giornalista coniò quel misero e sprezzante comportamento con la frase «un silenzio da grande statista».
Dall’episodio del giornalino sono trascorsi quasi 55 anni ed in questo mezzo secolo mi sono accorto io, uomo di destra, ovvero fascista, di essere stato ed essere più tollerante di un liberale.