Io, funzionario della Regione reso noto grazie al Passaparola

Paola Setti

La ricetta del campione: prontezza di memoria, cultura da settimana enigmistica del tipo di tutto un po’, il fondoschiena ben piazzato. Paolo Bufalini è uno di quelli che ogni volta che lo incontri sai che dovresti rammentare il suo nome ma non c’è verso, non ti ricordi dove diavolo l’hai conosciuto. A 28 anni ha avuto la sua riscossa, perché, adesso sì, la gente lo ferma per strada e si ricorda: «Tu sei il Campione». Gli dicono che è più bello in televisione che dal vivo, ma non importa. È il Passaparola che ha funzionato. Quello in onda su Canale 5, Jerry Scotti «lo incontri nei corridoi dello studio ed è simpatico come in video», e le Letterine «son tutte magrissime e altissime ma secondo me almeno una senza tacchi è più bassa di me», e lui è alto un metro e 75.
Non ha strappato un numero di telefono che uno alle sei belle figliole, «ero un po’ di legno», e non ha girato tutta la ruota, «su 20 domande ho dato 19 risposte», mannaggia. Però ha portato a casa 500 euro «mi ci pagherò le vacanze l’anno prossimo perché non ho niente da comprare» beato lui. E, soddisfazione delle soddisfazioni, ha battuto il campionissimo, quel Baldo di nome non di cognome, che ha accumulato 77mila euro e che, qui sta il bello, rappresentava la Regione Sicilia. È stato derby, perché Bufalini lavora in Regione Liguria. «Addetto stampa» s’è qualificato, mentiva. In realtà lavora con contratti a progetto annuali all’assessorato dell’Ambiente e all’Arpal e il suo scopo è comunicare i dati ambientali. Adesso ha vinto il concorso ed è in attesa di assunzione, profilo economico-finanziario, destinazione ancora ignota. Dice che non importa se ha semplificato la sua qualifica, «nessuno si arrabbierà visto che ho fatto anche pubblicità alla Liguria, i parchi, il mare». Ce ne fossero. È stata una faticaccia comunque, partecipare a Passaparola. Un anno a rispondere alle ruote per telefono, che mica si può andar lì e non azzeccarne una. Poi, finalmente, eccolo lì, il 7 e 8 settembre scorsi: vitto e alloggio pagati, due giorni in studio «senza trucco perché ero abbronzato» ma vestito e pettinato dal trucco e parrucco della trasmissione, «mi piacevo, ho provato a rifarlo da solo ma non ci sono riuscito».
Ha sbagliato una domanda facile e una difficile. Quella facile: «Con la A: a lato, a fianco, vicino». La risposta era «accanto» ma lui ha detto «affiancato». Quella difficile: «Filologo latino del II Secolo a.C.». Lui ha sparato un «Verone» per non fare scena muta, la risposta esatta era Verrio. Fra le risposte azzeccate il nome dell’Agente Scully di X-Files, Dana, e il nome delle perle irregolari scaramazze. Merito di una buona memoria e dei cruciverba, e dire che lui ha pure un diploma di liceo classico, una laurea in Economia e un master in Comunicazione. Bufalini è genovese dal 1986, «fino a 9 anni sono vissuto a Roma». L’accento romano però gli è rimasto: «Non riesco a perderlo ma non mi dà fastidio». Ha fatto una tesi in marketing etico. Ci ha attaccato la pezza su che cos’è ma non ci abbiamo capito granché. Per chi ci tenesse, ha pubblicato un libro con Agra, una piccola casa editrice romana, che ha venduto 500 copie a 25 euro a copia. È nata per caso, il suo curriculum è arrivato non si sa come all’editore, che è rimasto incuriosito dalla tesi. Il passaparola, anche lì.