Io, genovese, sulla vetta del mondo

Sono Campione del Mondo... e non avevo ancora nemmeno «osato» sognarlo! Figuriamoci già quest’anno dove gli obbiettivi più ottimistici erano solo di avvicinarsi ai vertici mondiali della categoria.
Invece è andata che sul difficilissimo circuito di Bordeaux sono riuscito a primeggiare nell’handbike battendo tutti i grandi favoriti della vigilia più esperti e titolati di me e che avevano come unico obbiettivo dell’anno proprio l’appuntamento iridato. Dopo gli splendidi risultati nelle recenti gare del Circuito Europeo sapevo che la mia condizione atletica era in crescita e di aver preparato molto bene questo appuntamento grazie anche al lavoro svolto nelle stage di luglio a Livigno, ma riuscire a battere tutti è stata una sorpresa anche per me.
Dopo la ricognizione del giorno prima sono partito convinto che su un circuito così difficile bisognava risparmiarsi leggermente sui numerosi strappi per avere la forza di spingere al massimo sui lunghi tratti in falsopiano seguenti e rischiare in discesa e in tutte le curve.
Ero tra gli ultimi nella lista di partenza della cronometro e quando sono arrivato all’arrivo e lo speaker ha detto il mio tempo c'è stato un momento di silenzio e di incredulità. Io sono andato verso l’auto della nazionale e ho sentito avvicinarsi mia moglie che urlava che avevo vinto. Non ci potevo credere...
Ascoltare l’inno di Mameli dal podio più alto della premiazione con la maglia iridata di Campione del Mondo e la medaglia d’oro al collo e ricevere le congratulazioni sincere dei compagni di squadra e degli avversari battuti sono le immagini che non potrò mai più dimenticare.
Il momento più difficile l’ho avuto a metà del percorso quando ho preso troppo forte una curva e sono uscito di strada finendo nell’erba. Per fortuna sono riuscito a tenere il mezzo e non cadere e ho ripreso subito il percorso senza deconcentrarmi. È incredibile come sia sottile il confine tra una fantastica vittoria e una cocente delusione...
Sulla salita finale prima del traguardo, mentre sentivo tutta quella gente che urlava e i tecnici della mia nazionale che mi seguivano dall’auto e mi incitavano a spingere a tutta, ho pensato che stavo dando veramente il massimo possibile.
Per questa vittoria devo ringraziare tutte le persone che hanno creduto in me e mi hanno sostenuto, anche economicamente, e coloro che hanno condiviso con me tutte le fatiche di una stagione trionfale, in particolare mia moglie Barbara con la quale ho formato una piccola squadra vincente e il mio preparatore atletico Fabrizio Tacchino che mi ha indicato la giusta direzione in cui lavorare.
Penso che il mio nuovo titolo mondiale, dopo quello conquistato a giugno nella cronometro a squadre, sia importante per il movimento dell’handbike in Italia, che rispetto a quello di molte altre nazioni è ancora indietro a livello organizzativo e tecnico e spero che sia di orgoglio e di stimolo a chi lavora per questo bellissimo sport.
Adesso ci aspetta un anno di duro lavoro per presentarsi alle Paralimpiadi di Pechino con le carte in regola per poter vincere un’altra medaglia prestigiosa, anche se ora sarà più difficile non sognarla in anticipo.