Io, giovane fan di Berlusconi

Caro Granzotto, oggi mi è successa una delle cose più belle della mia vita: ho visto Berlusconi! Stavo andando con mio padre a messa (io faccio il chierichetto) quando ho saputo che lui sarebbe andato a votare proprio alle 11.30, quando iniziava la messa. Io e mio papà uscimmo dalla chiesa e passammo per la via dove Berlusconi aveva votato. Due poliziotti ci fermarono davanti a una scuola media. Scesi dalla macchina e vidi «il Silvio». Scattai qualche foto col cellulare e mi buttai nella mischia per poter vedere Berlusconi dal vivo. In mezzo a tutte quelle grida di approvazione al grande Silvio, un passante gli diede del buffone. Dopo averlo fulminato con lo sguardo esclamai: «Questo è il giorno più bello della mia vita!», accompagnato da qualche risolino d’assenso della folla. Alla fine me ne andai e mio padre non accolse la mia proposta di investire il «deficiente» per non so quale strana ragione legale. Questo è stato uno dei giorni più belli della mia vita! Distinti saluti anti-comunisti.
P.S. Ha visto Veltroni? Si è persino dimenticato la matita per votare! E quello vorrebbe governare l’Italia? Il mio criceto è molto più qualificato.
Alberto Diano - Milano

Lascia, caro Alberto, ch’io ricordi ai lettori che sei quel tredicenne che tempo fa mi chiese, da queste colonne, di intercedere presso Silvio Berlusconi al quale avevi chiesto, senz’essere esaudito, una fotografia con dedica ad personam. Naturalmente ti guardasti bene dal fargli una colpa del mancato invio, attribuendolo al lavoro e ai mille impegni del Cavaliere che figurati se può dar retta a un ragazzino, per cui contavi sull’influenza del quarto potere al quale, come si favoleggia, nulla è impossibile. Ed infatti sei stato, sebbene al termine di una lunga attesa, accontentato. Bene, vedo che la tua berlusconite non è scemata d’intensità e ne dà atto questa lettera che sembra uscita dal De Amicis un po’ per l’uso - oggi assolutamente «fuori moda» - del passato remoto, un po’ perché in qualche modo ricorda l’episodio di Enrico (l’insopportabile Enrico, ma questo tienilo per te) e di Coretti e il loro entusiasmo alla vista del sovrano. Sappi che in questo momento stiamo dando buoni argomenti agli antiberlusconiani uterini, ma del loro sarcasmo ce ne faremo un baffo. Tricolore. Anche perché possono ridere quanto vogliono, ma il dover prendere atto che un tredicenne nutre passione e ammirazione per il Berlusca deve mandarli un po’ fuori dai gangheri perché li obbliga ad ammettere che la quindicennale campagna d’odio ’sti gran risultati non li ha poi ottenuti e che, alla fin della fiera, le tue parole valgono dieci, cento, mille «unfit» dell’Economist (magari quest’ultima osservazione fattela spiegare dal tuo papà). A proposito di papà, certo che il tuo, caro Alberto, è proprio all’antica. Quella di opporsi, tirando in ballo chissà quali ragioni legali campate in aria, alla tua idea di dare un’arrotatina al deficiente che prese a male parole il Cavaliere, mi par proprio un modo di fare oscurantista. Vabbé, fattene una ragione: anche senza arrotatine hai avuto la tua giornata dandoci modo di ingannare il tempo in attesa che venga il domani - l’oggi per te che leggi - e con il domani la sentenza del popolo sovrano (sì, credo anch’io che il tuo criceto si sarebbe mostrato più sveglio - più «qualificato», come scrivi - di Veltroni. Ma finiamola qui perché con l’uomo del «we can» è come sparare sulla Croce rossa, e il farlo non sta bene).