"Io gridavo, loro erano fieri perché ho solo 15 anni. Dopo hanno detto: rivestiti, cosa dirà tua madre?"

Ecco il racconto agghiacciante della ragazza quindicenne, che gli
inquirenti chiamano «Alice», stuprata nel parco romano dalla Caffarella
a San Valentino davanti agli occhi del suo fidanzatino. Il resoconto di
quella violenza viene raccolto nell’ordinanza di convalida di fermo dei
due romeni

Ecco il racconto agghiacciante della ragazza quindicenne, che gli inquirenti chiamano «Alice», stuprata nel parco romano dalla Caffarella a San Valentino davanti agli occhi del suo fidanzatino. Il resoconto di quella violenza viene raccolto nell’ordinanza di convalida di fermo dei due romeni.
«La ragazza riferisce che tra le 16 e le 17 si recava con il suo ragazzo - che chiameremo “Mimmo” - a fare una passeggiata nel parco della Caffarella in Roma (...) fermandosi e sedendosi a parlare con lui in area poco distante dall’uscita del parco, a circa 100 metri da un centro sportivo. Intorno alle ore 18, mentre si faceva buio, e diminuivano i frequentatori del parco, notavano due uomini incamminarsi nella loro direzione, fatto cui non prestavano particolare attenzione. I due, raggiuntili, immediatamente intimavano loro “di dar loro tutto quello che avevano” minacciandoli di morte, minaccia alla quale decidevano di non reagire per evitare violenze, subito consegnando ai due rapinatori i portafogli (con dentro complessivi 90 euro) ed i telefoni che avevano indosso. I due rapinatori a questo punto li obbligavano sempre con minaccia a seguirli all’interno dei Parco, in zona più oscura e più lontana dall’abitato e dai sentieri battuti. Giunti in un luogo con piante alte - che impedivano la visuale da lontano - uno dei due colpiva improvvisamente “Mimmo” alla “schiena con un pugno dopo averlo costretto a sdraiarsi”, mentre l’altro costringeva lei ad allontanarsi ulteriormente con lui».


ALICE: «ERO TERRORIZZATA»

«La ragazza “terrorizzata”, seguiva quindi l’uomo definito “il ragazzo dai capelli biondi”. Mentre l’altro teneva bloccato a pochi metri di distanza “Mimmo”, lui la costringeva a subire ripetuti atti sessuali (...) approfittando dello stato di terrore in cui versava la giovanissima ragazza. Durante la violenza (...) nel corso della quale la ragazza più volte urlava chiedendo aiuto, l’uomo parlava col complice (...) mostrandosi “orgoglioso e fiero” una volta appreso da lei di come fosse solo quindicenne. “L’uomo proseguiva nell’azione” nonostante lei lo supplicasse a smettere. Terminata la violenza l’uomo dai capelli biondi si scambiava i ruoli con il complice, passando lui a tenere bloccato “Mimmo”, arrivando a “fumargli sul volto” mentre l’altro la costringeva a sua volta a rapporti sessuali. Prima di allontanarsi, finite le violenze, il “ragazzo biondo” smontava il cellulare appena rapinatole, estraendone la scheda Sim e la batteria dicendo “che poteva essere pericoloso”».


«È LUI CHE MI HA VIOLENTATA»

«Quindi i due stupratori - dei quali forniva agli inquirenti precisa descrizione - si allontanavano nel parco non prima di averli ulteriormente minacciati, intimando loro di andare in direzione opposta a quella che stavano prendendo, cosa che facevano, uscendo dal parco in Largo Tacchi Venturi». Sia lei che il suo ragazzo avendo paura di reazioni violente ed ancor più sconsiderate da parte dei loro aggressori, avevano nel corso dell’aggressione non opposto gesti violenti, paralizzati com’erano dalla paura, “unico loro pensiero essendo quello di ritornare a casa”. Erano in grado di riconoscere i due aggressori. Alice ha poi precisato che il primo soggetto a obbligarla ad atti sessuali è stato “il ragazzo con i capelli chiari” seguito da quello “con la carnagione scura”. Il primo aggressore l’ha violentata “con rabbia” e “sempre mantenendo un’espressione allucinata” (...). terminata la doppia violenza i due prima di allontanarsi e di invitarli con freddezza “a incamminarsi tenendo un atteggiamento tranquillo per non destare sospetti”, le ordinavano “di rivestirsi e di riacquistare un aspetto più dignitoso, chiedendole cosa avrebbe detto sua madre vendendola senza calze”. E infine chiedendole dei fazzoletti di carta, “in quanto volevano pulirsi”...».


MIMMO: «ERANO PRONTI A UCCIDERE»

«Le dichiarazione rese da Mimmo mentre Alice era ancora in ospedale, evidenziano una narrazione dei fatti e una descrizione dei due aggressori assolutamente collimante con quello della ragazza. Mimmo ha confermato di essere con Alice rimasto come bloccato e paralizzato per tutto il corso della rapina e della violenza. Dalle sue dichiarazioni si apprende peraltro che durante la violenza i due stupratori “lo tenevano stretto” dicendogli che “doveva guardare”, che alla fine i due gli dicevano “che erano abituati ad ammazzare le persone”. Mimmo riferisce di sentirsi in grado di riconoscere gli aggressori, in particolare “quello col naso schiacciato”».



IL BARISTA: «LI HO VISTI STRAVOLTI»

«Alessandra B. e Roberto N., gestori del bar (...) hanno detto di avere per primi prestato soccorso ai due ragazzi presentatisi davanti al locale alle 18.45. Erano “molto agitati, spaventati, in evidente stato confusionale”. Alice con “vistose ferite alla gamba e al ginocchio” raccontava “di essere stata violentata da due persone”.


PARLA IL «MOSTRO»

«Vi è una piena confessione resa da Iztoika Loyos Alexandru nel corso dell’interrogatorio svoltosi in questura alle ore 2 (di notte). Iztoika, definitosi “ungherese di cittadinanza romena” e “pastore in Romania” ha compiutamente riferito i fatti in termini del tutto corrispondenti alla narrazione di Alice e Mimmo, sia per quanto riguarda concerne la rapina, sia per la violenza sessuale (...). Iztoika ha operato infine - ammessi i fatti - una altrettanto piena chiamata di correità nei confronti del “suo amico Racz Karol” (contemporaneamente riconosciuto nello foto dello stesso mostrategli nell’interrogatorio), con dichiarazioni con le quali dopo aver chiarito che la ragazza “cercava di ribellarsi e gridava e poi non ha gridato più” ha altresì ritenuto di aggiungere che l’idea originaria (...) sarebbe stata quella di rapinare i due ragazzi, “che l’idea di violentarla è venuta mentre li stava rapinando” (“non c’è stato bisogno di parlare tra di noi, e ci siamo subito capiti per realizzare il nostro proposito”, “è stato Racz a farmi notare la ragazza dicendomi in romeno ’che era bella’...”), e di avere costretto il ragazzo a guardare la violenza che il complice stava perpetrando su Alice per dispetto».