«Io, immigrato leghista, sogno il Senato»

Zakaria Najib, già consigliere comunale, si batte per ridurre le tasse troppo alte e l’eccesso di diritti concessi agli stranieri

nostro inviato a Cadoneghe (Padova)

Cittadella ha portato fortuna anche a lui, Zakaria Najib, marocchino per nascita, italiano per adozione, musulmano per tradizione, leghista per fede. Quando la Lega Nord manifestò a favore del sindaco Massimo Bitonci e delle sue ordinanze anti sbandati, salì anche lui sul palco a protestare. Lo fece da tesserato padano ed ex consigliere comunale del suo paese, Cadoneghe, a nord di Padova. A fianco di Bitonci divenne un mezzo eroe. E ora quello show potrebbe portarlo addirittura in Parlamento. «La segreteria della Lega Nord ha accettato la mia proposta di candidarmi al Senato della Repubblica, nel collegio che comprende Cadoneghe e Vigodarzere», annuncia pieno di entusiasmo, anche se il segretario provinciale del Carroccio, Maurizio Conte, dice che il via libera definitivo non è ancora arrivato.
Najib è un doppio concentrato di paradossi. È marocchino, musulmano e leghista. E qualche mese fa scrisse una clamorosa lettera al presidente della Repubblica chiedendo (provocatoriamente) di poter «rinunciare alla cittadinanza italiana», che aveva ricevuto nel 1986 da Francesco Cossiga: adesso invece, di quel Paese che voleva rinnegare, vuole diventare un rappresentante politico. Lui non ce l’aveva con l’Italia o con i veneti, ma con il governo. Il motivo delle dimissioni era molto semplice: «Troppe tasse da pagare per i cittadini italiani, troppi benefici per gli stranieri. A queste condizioni mi conviene tornare un extracomunitario». Discriminato. Razzismo all’incontrario.
«Caro presidente Napolitano - aveva scritto Najib - agli stranieri viene data casa e lavoro, a me soltanto tasse e la difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Sono arrivato alla amara conclusione che da cittadino italiano non riesco a usufruire degli inauditi e incomprensibili vantaggi di cui godono i miei connazionali. Mi sento discriminato rispetto agli extracomunitari a cui le amministrazioni di centrosinistra dedicano mille attenzioni». E Cadoneghe, un grosso centro nell’hinterland padovano, è amministrato dalla sinistra proprio come il capoluogo.
«Ormai si pensa soltanto a sistemare gli stranieri - dice Najib - a Padova sono stati creati posti pubblici per 18 facilitatori culturali, il 50 per cento degli alloggi sono già stati assegnati agli extracomunitari, molti dei quali non inseriti in alcuna graduatoria. E sono stati previsti grossi finanziamenti per le moschee pubbliche: il comune di Padova ha stanziato 800mila euro. Non sono contro le moschee, ma in Italia ce ne sono già troppe e bisogna avere il coraggio di dire basta». Da queste parti è un programma elettorale sicuramente efficace.
Najib ha 52 anni ed è in Italia dal 1976. Arrivò come studente universitario di ingegneria e per mantenersi cominciò a fare il venditore ambulante di tessuti nei mercatini della città. Dieci anni dopo ottenne la cittadinanza. Poi si è sposato con Lauretta Zago, una ragazza di Cadoneghe, dove ha comprato casa. Hanno due figli, Francesca di 25 anni e Matteo di 10. Il Veneto è diventato la sua nuova patria, quella dove ha studiato, trovato un lavoro e messo su famiglia. «La xenofobia dei veneti è una grossa invenzione, la mia storia è qui a dimostrare che non è assolutamente vero». Ora Zakaria fa il magazziniere al Mercato agroalimentare di Padova. Impiego duro, si lavora di notte e si dorme di giorno, che però non toglie spazio alla passione politica. Nel 1999 si candida in consiglio comunale con la Lega Nord e viene eletto tra le forze di minoranza. Quattro anni di battaglie continuate fuori dal municipio: quando il Carroccio veneto ha lanciato l’idea delle ronde padane contro la criminalità, Najib era in prima linea.