"Io, insegnante che lavora, dico che bisogna licenziare i fannulloni"

Una docente di Lettere di Genova: "Ma chi denuncia rischia a sua volta una causa per mobbing"

Milano - Dice che nella scuola il problema è ancora più ampio, perché «nessuno può garantire che se l’insegnante è presente stia davvero insegnando qualcosa». Quanto ai fannulloni, la soluzione è una: «Licenziarli, qualunque lavoro facciano». Costanza Matteini da 35 anni insegna Lettere alla scuola media Bertani-Ruffini di Genova e di assenteisti ne ha incrociati tanti.

Professoressa, dice il presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo che gli assenteisti ci costano un punto del Pil.
«Guardi, io sul Pil non saprei, ma sulla mia pelle sì. Se un collega non c’è, sostituirlo tocca a chi, come me, a inizio anno ha dato la disponibilità a coprire le “ore buche”».

Càpita spesso?
«Per fortuna nella mia scuola la questione non ha connotati così ampi come in altri istituti, soprattutto del Sud. Perché vede, non ci si può affidare alle statistiche, bisogna conoscere le diverse realtà per risolvere i problemi. Se lei ha mangiato due polli e io nessuno non si può dire che abbiamo mangiato un pollo a testa».

Montezemolo propone di sanzionare chi non lavora e di assegnare premi di risultato solo a chi li merita davvero.
«Io non sono d’accordo. Chi va a lavorare è pagato per farlo e fa soltanto il suo dovere, non va premiato per questo. Invece bisogna punire chi non lavora».

Come?
«Con il licenziamento, in qualunque settore».

Però valli a beccare gli assenteisti.
«No guardi, chi sono i pelandroni lo sanno tutti. La preside della mia scuola è arrivata nel settembre scorso e ha già ben chiaro il quadro».

E allora basta denunciarli.
«Lo scoglio vero è questo. È come se Montezemolo ci avesse detto che c’è l’Aids senza darci la cura. Perché il punto su cui fare chiarezza è chi si assume la responsabilità di denunciare gli assenteisti e con quali strumenti. Il rischio per i dirigenti di qualunque ente è di beccarsi una controdenuncia per mobbing, e allora spesso si preferisce andare avanti così, lavorando anche al loro posto».