«Io invece ho votato no Così la legge non serve»

RomaSenatore Ignazio Marino perché ha votato contro il ddl sul testamento biologico?
«Ritengo che si compia una grave violenza nei confronti dei cittadini italiani».
In che senso?
«Il Senato ha licenziato una legge che evidentemente non ritiene i cittadini maturi al punto di potere esprimere la propria volontà sul fine vita. Il medico può non tenere conto delle dichiarazioni anticipate di trattamento, dat, visto che non sono vincolanti. Un qualsiasi medico che si trovi a decidere su quel paziente, che forse vede per la prima volta, potrà ignorare le sue volontà. E questo al contrario di quanto accade in tutti gli altri Paesi europei».
Altri elementi negativi?
«Le dat assumono valore soltanto nei casi di coma vegetativo persistente. Ritengo importantissimo il destino di questi pazienti in una situazione tanto difficile, ma la norma così circoscritta è davvero troppo limitata: riguarda lo 0,005 per cento della popolazione».
Quali possono essere le conseguenze di questo limite?
«Un malato terminale senza alcuna speranza di miglioramento ed in uno stato di grande sofferenza non soltanto non potrà staccare le macchine che prolungano la sua agonia, ma anzi sarà costretto da questa legge ad idratarsi e nutrirsi. È proprio questo, il nodo dell’idratazione e dell’alimentazione, l’aspetto inaccettabile».
Perché?
«Non c’è una legge al mondo che non ritenga l’idratazione e l’alimentazione con il sondino dei trattamenti sanitari. Persino l’ultraconservatore William Rehnquist, presidente della Corte Suprema statunitense, era d’accordo nel definirli trattamenti sanitari. E sfido chiunque a non considerarli tali visto che occorre un’anestesista che sedi il paziente e un chirurgo che pratichi delle incisioni. Su questo fronte prevedo che la legge otterrà l’effetto opposto a quello che aveva fissato».
Ovvero?
«Si voleva escludere l’intervento dei magistrati invece immagino che di fronte a certe imposizioni per difendere i propri cari le famiglie si rivolgeranno in massa alla magistratura».
Meglio nessuna legge che questa legge?
«È talmente confusa che sarebbe meglio niente. Mi auguro che la Camera possa modificarla, andando incontro alle richieste dei cittadini».