"Io invece vorrei tornare. Che sfida pazzesca fare le Olimpiadi 2014..."

Problema: l'ex discesista azzurro Kristian Ghedina avrà 44 anni. "Lo so. Il mio corpo ha
quell’età ma la testa si è fermata a 20. Per cui dovrò ragionarci su"

Kristian Ghedina, che effetto fa la prima Olimpiade senza casco in testa e dentro la cabina di commento?
«Eh, è dura, perché faccio la vita da atleta con levatacce al mattino per andare in pista, ma poi quando viene il bello io devo farmi da parte».
Il bello sarebbe la gara?
«Esatto, mi manca da morire proprio quella. Quando ho fatto la prima ricognizione mi è venuta una voglia matta, mi avessero dato degli sci da discesa mi sarei buttato giù senza problemi».
Anche su una pista così dura?
«Be', proprio per quello! E avrei fatto volentieri anche la gara delle donne, impressionante con tutti quei salti, il mio pane! La Vonn è stata una grande per come ha vinto: aveva una pressione pazzesca addosso, si era fatta male alla vigilia, doveva battere la sua nemica Mancuso che era in testa prima che partisse lei… insomma, ha vinto in circostanze davvero difficili, brava! Anche la Paerson è stata fantastica per come ha gestito il suo volo uscendone indenne, una meno brava di lei si sarebbe disfatta».
Lei ormai è un ex, ma non proprio, visto che ha iniziato una nuova carriera agonistica nel mondo dei motori.
«Sì, corro nel circuito Superstars Series con parecchi ex piloti di F1 come Morbidelli, Martini, forse Zanardi, Naspetti e Johnny Herbert. Guido una Bmw M3 del Team Moviesport. Per la prossima stagione che inizierà a fine marzo, avrò una macchina nuova finalmente, finora mi sono un po' arrangiato con mezzi non eccezionali e tutto sommato non è andata male, l'anno scorso una vittoria e diversi podi».
E com'è stata la prima vittoria in auto, rispetto alla prima sugli sci?
«Se parliamo della prima in coppa del mondo allora non c'è paragone, vinsi a 20 anni a casa mia, a Cortina, e quell'emozione non la scorderò mai. Trionfando in coppa del mondo ti senti veramente il più forte del mondo, il circuito in cui invece guido io è uno dei tanti, quindi vincendo lì non mi sento certo il numero 1».
Differenze con lo sci?
«Se sbatti con gli sci ci rimette il corpo, se sbatti con la macchina soprattutto il portafogli».
E similitudini?
«Le sensazioni di velocità, il rischio, l'adrenalina che sale… io ho un bisogno pazzesco di provare queste emozioni, sono ancora come vent'anni fa quando andavo costantemente alla ricerca del limite: io non ho paura di nulla, disprezzo il pericolo e non riesco proprio a farmi passare questa voglia matta di agonismo».
Per questo, come già l'anno scorso, sfiderà i suoi ex compagni di squadra Heel, Innerhofer, Fill e altri ancora più giovani ai campionati italiani assoluti?
«Sì, ma quest'anno vado per vincere, mica per arrivare sesto come nel 2009!».
E se vince davvero?
«Se vinco mollo tutto e punto a Sochi, per fare un'altra Olimpiade a 44 anni».
Sta scherzando?
«Sì e no, l'idea di lanciare una sfida del genere mi attrae in modo bestiale, ma devo anche ragionare. Di testa sono come a 20 anni, identico, ma di fisico no. Del resto, se mi sono ritirato quattro anni fa è stato proprio perché non ce la facevo più fisicamente, avevo mal di schiena, e da allora le cose non sono cambiate. Sto bene eh, sono sempre in forma anche se non faccio nulla di specifico, in estate gioco spesso a calcio e calcetto e poi faccio tantissimi lavori a casa, legna, giardinaggio… ma mi basta questo per tenermi in forma, peso esattamente come quando ho smesso quattro anni fa».
E allora perché no?
«Perché dovrei mollare tutto quello che ho iniziato nel frattempo nel mondo dei motori e dovrei riprendere una routine che non ho mai amato e ora probabilmente sopporterei ancora meno. Perché a 40 anni bisogna lavorare il doppio che a 30, e perché forse dovrei finalmente far felice mio padre diventando un bravo ragazzo tranquillo e mettendo su famiglia con la mia fidanzata, l'ex sciatrice Patrizia Auer».