«Io con Katusha, ma solo per vincere»

Per diventare il beniamino d’Italia ha scelto la Russia. Filippo Pozzato, il bello d’Italia quest’anno vestirà i colori di una squadra-nazione: la Russia. E si trova a correre per una squadra che ha un nome di donna, il più comune nella terra di Putin: Katusha.
«È una scommessa ­ dice Filippo -. Anche perché il 2008 è stato il festival delle occasioni mancate: sette secondi posti. Se fossi un bomber, potrei recriminare per i pali e le traverse colpite...».
Chi l’accusa di fare la bella vita l’aspetta al varco...
«Mi sono un po’ stancato di questi luoghi comuni. Bello ma scansafatiche, amante della bella vita e poco avvezzo ai sacrifici: ma se fossi davvero così farei il ciclista?. Io credo di essere un atleta di altissimo livello, e alla fine la ruota comincerà a girare anche per me».
Se avesse rivinto un anno fa la Sanremo...
«Il mio amico Cancellara m’ha fregato alla grande. Quel secondo posto mi ha bloccato a livello psicologico».
E quindi eccola ciclista di Putin alla Katusha. Il progetto la convince?
«Io e Claudio Pasqualin, il mio procuratore, ci crediamo ciecamente: si tratta di 15 milioni di euro per otto anni. Andrea Tchmil, uomo di riferimento della squadra finanziata dai giganti russi del gas e appoggiata dal governo, vuole farla diventare in 3 anni la squadra più forte del mondo».
Obiettivi?
«Il bis alla Sanremo non mi dispiacerebbe affatto, ma il Fiandre mi fa più gola. Poi c’è la Roubaix».
Giro o Tour?
«Sicuramente il Tour, ma a Parsani, il mio tecnico, ho chiesto di lasciarmi aperta una porta anche il per il Giro del Centenario».
E il Mondiale di Mendrisio?
«Chiedetelo a Ballerini, io non dico più niente».
Intanto però è stato per la prima volta a Mosca.
«Prima di Natale, per la presentazione ufficiale. Che freddo, ma che emozione: il Cremino, la Piazza Rossa, quasi surreale. Non sembrava vera».
Per il ciclismo la sua è una rivoluzione...
«Siamo ancora troppo ancorati al passato: la fatica, la tormenta, il caminetto acceso, che palle! I ragazzi oggi sono più eroici di quelli di 50 anni fa. Potremmo davvero andare in discoteca e invece ci facciamo un fondo così in bicicletta».
Cosa pensa del ritorno di Ivan Basso?
«Ha sbagliato ed è giusto che torni. E sono anche convinto che tornerà alla grande. Però se ne sta parlando troppo».
Torna anche Armstrong.
«Se siamo intelligenti, questa è una grossa opportunità che Lance dà a tutto il ciclismo, ma visto che il nostro sport è animato da troppe persone invidiose e ignoranti, rischiamo di perdere anche questo treno».