«Io, l’azzurro che vuol tornare alla casa socialista»

Menini lascia Forza Italia: «È un partito sordo, senza rapporto fra eletti e vertici»

Paola Setti

Mario Menini è uscito dal gruppo.
«E dal partito».
Forza italia l’ha fatta arrabbiare
«È stato un parto lungo, difficile e laborioso, iniziato ormai un anno fa».
E?
«Alla base di tutto sta il fatto che non esiste un coordinamento fra il vertice e gli eletti nelle istituzioni, il che ha determinato scollamenti operativi e organizzativi»
Se ne poteva parlare.
«Noi componenti del gruppo in Comune abbiamo scritto numerose lettere, chiedendo un cambiamento. Ma non è cambiato niente. Io ho deciso che senza un riscontro non ha più senso il mio rapporto con un interlocutore sordo».
Irremovibile, quindi.
«Guardi, io non starò qui a sputare nel piatto in cui ho mangiato, né a recriminare. Con i colleghi ho un ottimo rapporto».
Parlano bene di lei.
«Vede».
Sì ma lei è entrato in Comune da azzurro e ci resta da misto.
«Ritengo di tutelare il voto dei miei elettori, andandomene da un partito in cui non posso esprimermi».
Chi le impedisce di esprimersi?
«Io sono un uomo di cultura, ma nessuno mi ha mai sfruttato. Ho fatto solo da consulente una volta per Nucci Novi Cepellini quando era assessore in Regione. Poi più niente. Se un partito non sa approfittare delle potenzialità, dell’esperienza e della volontà di dare un contributo dei suoi componenti, allora o non vado bene io a loro o loro non vanno più bene a me».
La seconda.
«Sono rammaricato e amareggiato, comunque. Perché, vede, io sono un socialista, ero responsabile Cultura del Psi negli anni Settanta, e in Forza Italia non ho mai dovuto rinnegare le mie origini. Questo è un partito dalle molte anime, con un leader, Silvio Berlusconi, che è un pragmatico, va al di là della spinta ideologica e pensa alle cose da fare. A nessuno ha mai imposto di bruciare incenso agli Dei pagani»
E adesso che fa?
«Vado nel gruppo misto, in autoisolamento a meditare».
Ha sentito la Margherita?
«No. Non ho sigle in testa, se è questo che intende. Se mai l’auspicio che tutti i socialisti, ovunque si trovino, trovino la possibilità di unificarsi».
Quindi ha sentito il Nuovo Psi, oppure lo Sdi.
«No, davvero, le ripeto che non ho sigle in testa. So solo che in questa società sempre più povera serve un progetto socialista. E spero che i socialisti, ovunque siano collocati, ritrovino una casa comune»