«Io, l’ex calciatore alla Talpa sarò un arbitro severo»

Stefano Bettarini spiega il suo nuovo ruolo nel reality di Italia 1 che parte il 20 settembre: «Non mi hanno scelto solo perché sono bello»

Massimo Bertarelli

Caro Stefano Bettarini è mai stato in Kenia?
«No, mai. Me ne accorgo dai vaccini che ho fatto: epatite, tifo, colera, febbre gialla. Se mordo qualcuno muore».
Il suo nuovo lavoro a Italia 1 comincia il 20 settembre comincia. Felice o spaventato di fare La talpa?
«Ho un entusiasmo e una carica che non mi fanno pensare ad altro, tantomeno ai problemi che verranno».
È stato scelto per il suo fascino o per cos’altro? Tanto per dire: uno bruttino come Gattuso l’avrebbero preso?
«Forse sono stato preso anche per il mio aspetto, Italia 1 ha un pubblico giovanile e per l’ottanta per cento femminile. Ma non solo per quello. Credo di essere uno che sa mettere insieme soggetto, verbo e complemento oggetto. Davanti al video resto spigliato, non mi emoziono, almeno lo spero».
L’addio al calcio è definitivo?
«Non lo so. Sono stato molto combattuto per due mesi. Poi ho visto che non c’erano squadre che mi consideravano e ho deciso di approfittare dell’occasione. Se uno non mi vuole non mi merita. Comunque mi piace mettermi in discussione».
Ma lei ha solo 33 anni, c’è un certo Paolo Maldini, che gioca nel suo stesso ruolo che a 37 anni farà un altro campionato...
«Lui ha sempre giocato nel Milan... Io so che avrei potuto continuare. Sono integro, non ho ho mai avuto incidenti. Adesso ho fatto un contratto di un anno con Mediaset. Alla fine vedremo».
Per chi non ha mai visto La talpa, spieghi in due parole in cosa consiste il gioco?
«Ci sono quattordici concorrenti, sette maschi e sette femmine. Tra loro una spia, di cui anch’io ignoro l’identità, che ha il compito di far fallire le varie prove. Se viene scoperta ne viene eletta un’altra. E la gara prosegue».
Lei cosa farà esattamente?
«Il mio ruolo è motivare il gruppo; sarò il loro punto di riferimento, una specie di guida. So, a grandi linee, che faranno anche cose pesanti».
Niente di pericoloso...
«Dipende da come uno vive il pericolo».
È in sintonia con la nuova partner in studio, Paola Perego, che tra l’altro ha già avuto per marito un suo collega, Andrea Carnevale?
«Perfetta».
Lei è considerato un tombeur des femmes. Riuscirà a stare calmo con tutte le belle donne che avrà intorno?
«Ma io per regolamento non potrò stare con loro. Finite le gare, la sera dormirò in albergo».
Teme il confronto con la sua ex moglie, Simona Ventura, che su Raidue partirà il 28 con l’Isola dei famosi...
«No, non la temo, né sono geloso. Non la considero una sfida con lei, ma con me stesso. Non mi sorprenderebbe se l’Isola andasse bene anche quest’anno. Entro in punta di piedi, accetto i consigli. Voglio far vedere chi sono realmente».
Per dimostrare che non è il signor Ventura...
«Eh no, c’è chi pagherebbe per aver fatto la mia carriera, tra serie A e Nazionale».
Cosa risponde a chi sostiene che i reality sono tutti identici?
«Non è vero, non sono uguali. Sull’Isola i concorrenti sono allo stato brado, non hanno i gabinetti, devono procurarsi da mangiare. La talpa si basa sulle prove fisiche».
C’è anche chi proprio detesta questo genere di tv...
Io non parto mai prevenuto. Mi incuriosisce tutto. Il primo Grande fratello l’ho vedevo tutti i giorni, anche su Sky. Il secondo un po’ meno. Dal terzo ho smesso».
Quindi conferma il rischio rigetto...
«Mah, non è detto. Costanzo lo guardavo tutte le sere. Poi dipendeva unicamente dagli ospiti se non spegnevo la tv».
Come dire che da voi contano soprattutto i concorrenti...
«E l’ambientazione. Importantissima. Bastava vedere i filmati della savana per farmi venire la pelle d’oca. Senza dimenticare la suspense che sanno creare gli autori».
Li conosce tutti i magnifici quattordici?
«No. Bene solo Sylvie Lumamba e Gianni Sperti».
Ecco, Diego Conte, Beatrice Bocci, Francesca Rettondini, Ludmilla Radchenko, Demetra Hampton. Bisogna leggere Chi per saperne qualcosa...
«I giovani li conoscono benissimo. Per esempio Conte è un tronista di Maria De Filippi. Non credo che guardi La talpa chi va alla Scala».
Insomma, le due celebrità sono Alessia Mancini e Alessandro Greco. Come se le stelle della Juve fossero Zebina e Blasi...
«Ci vuole coraggio per partecipare a certi programmi. Qui ti esponi completamente».
Si ha l’impressione che qualcuno insegua il successo perduto... «Faccio fatica a badare ai miei problemi, figurarsi quelli altrui».
Cosa sarà proibito fare in Kenia?
«Né simulazioni, né falli di mano. Sarò un arbitro inflessibile. Saremo ancora più severi dell’anno scorso».
Non le mancheranno le donne?
«Per fortuna non mi sono mai mancate».
Non in questo senso. Ovvero: riuscirà a farne a meno?
«Mi basta che mi guardino in tv».
E resisterà senza sms?
«Li sostituirò con le mail».
Ma è vero che ne manda anche cento al giorno?
«Sì. Attraverso i messaggini riesco a conversare anche con tre persone contemporaneamente. È un modo per non dar fastidio a chi mi sta vicino, un discorso di riservatezza».
Sta più ore col cellulare in mano o sotto la lampada?
«Col telefonino. D’estate mi abbronzo al sole e d’inverno faccio un lettino alla settimana».
Sa che tra qualche settimana non basterà il Central Park per contenere il suo parco ammiratrici?
«Se è per quello ho scoperto di avere anche molti ammiratori. Tanti ragazzi. È una bella soddisfazione».
La sua dote che piace più alle donne, oltre al fisico?
La disponibilità, caratteriale, intendo. La naturalezza, la semplicità. In altre parole non me la tiro».
E se Moratti in novembre cacciasse Mancini e le offrisse la panchina dell’Inter?
«Risponderei: no grazie. Se invece mi desse un posto di terzino sulla fascia...».