«Io, ladro gentiluomo la “mente” di via Osoppo»

«Nella mia vita mi sono pentito solo di una cosa e non è certo l’aver partecipato, cinquant’anni fa, alla rapina di via Osoppo e di essermi fatto 16 anni di carcere che, peraltro, non mi hanno né imbruttito né involgarito. Piuttosto mia madre. Si chiamava Irma, riposa al cimitero di Lambrate. L’ho fatta soffrire tanto. Per il resto, se uno non sa che ho fatto il bandito, da vicino sembro persino una persona per bene... Ma lo sono davvero, sa? Tanto che ai delinquenti di adesso mi sento di dire: non dimenticate mai le regole, abbiate rispetto della vita umana, delle donne, degli anziani, dei bambini. Oggigiorno, purtroppo, tutto è improntato alla violenza. Pensi che quando arrestarono noi, gli autori del colpo al furgone blindato della Banca Popolare di Milano, i milanesi, tutti gli italiani, erano dispiaciuti...».
Lo «stakanovista delle rapine» (per il colpo di via Osoppo, da solo, rubò ben 14 macchine!) all’anagrafe fa Luciano De Maria e ora è un signore che compirà 78 anni il prossimo 12 luglio, vive solo in una bellissima cascina ristrutturata a pochi chilometri da Casale Monferrato e racconta di un mondo che chiamare «criminale» suonerebbe davvero esagerato. Stasera, a cinquant’anni da quella giornata grigia e gelida in via Osoppo - durante la quale si realizzò il colpo che Milano ricorda come «la rapina del secolo» - De Maria parteciperà, al teatro «La Scala della Vita» di via Piolti de’ Bianchi, a «Mala...ricordi?», uno spettacolo seguito da un dibattito su come è cambiata la criminalità a Milano. Insieme a lui uno dei suoi complici di allora, Arnaldo Gesmundo che 78 anni li compirà a ottobre e che, tra le famigerate sette «tute blu», è rimasto il solo grande amico di De Maria. «Ugo Ciappina è molto schivo e poi i giornalisti non li può proprio vedere - ricorda De Maria -, Ferdinando Russo, Enrico Cesaroni ed Eros Castiglioni sono morti, Arnaldo Bolognini da allora non l’ho più rivisto. E comunque si tratta di persone che frequentavo solo per, diciamo così, motivi di lavoro. Io, dopo le rapine, andavo in montagna a Cervinia, a cambiare aria. Non l’ho mai bazzicato il mondo della malavita. Le rapine? Le facevo per il gusto di farle, per la sfida, per lo “studio” che richiedevano, i sopralluoghi, la preparazione. E poi, naturalmente, per poter fare la bella vita, macchine e belle donne... Ma sono sempre stato un gentiluomo, eh! Mica uno sciupafemmine! Io, alle signore, apro ancora la portiera dell’auto e le aiuto a indossare il cappotto. Anche la mia ex moglie dice ancora di non aver mai conosciuto un uomo migliore di me».
De Maria non va orgoglioso del periodo delle rapine, ma non lo demonizza e tanto meno lo rinnega. «Lo sa cosa ricordo di quella mattina in via Osoppo? Un’anziana signora che, uscendo da una macelleria, ci gridò Andì a lavurà! E io le risposi: “Cosa crede che stiamo facendo signora?”. Allora funzionava così. Da minorenne passai 4 anni, 10 mesi e 25 giorni al Beccaria per un colpo da ragazzi, ma il giudice aveva chiesto 20 anni! E pensare che ero ancora un bambino e per di più incensurato».
Adesso l’ex tuta blu ha un figlio di 31 anni che dirige il reparto marketing di una grande azienda svizzera e assomiglia molto a Raoul Bova («la cosa migliore della mia vita») e la Batmobile in garage. La vera Batmobile. «Tutti gli anni, per il festival di Cannes, mi vesto da Batman e vado in Costa Azzurra con questo prototipo di Giugiaro: ce ne sono 11 esemplari in tutto il mondo... Mi diverto! Non crediate, però, che mi voglia montare la testa. Sono un uomo buono, concreto, per bene, allegro». È proprio vero: di rapinatori così non ce ne sono più.