"Io l'erede di Rossi? Nessuno può ripetere quello che ha fatto"

Andrea Dovizioso racconta: "Per noi italiani è un confronto impossibile. Anche con un mondiale sarei lontanissimo". E promette: "Sarò un compagno scomodo per Pedrosa"

Losail - Il motomondiale della rivoluzione - gomme Bridgestone uguali per tutti per scelta sportiva, 105 minuti di prove in meno per motivi economici - inizierà domenica notte in Qatar con i soliti temi: Valentino Rossi, otto titoli mondiali, l'ultimo ottenuto alla grandissima nel 2008, è il pilota da battere; Casey Stoner, iridato nel 2007 con la Ducati, è il suo rivale più pericoloso, forse l'unico in grado veramente di infastidirlo. Insomma, anche nella stagione annunciata come quella delle grandi novità, tutto, apparentemente, è esattamente uguale agli anni precedenti. Ma i cambiamenti non mancano e ad esempio sarà interessante vedere se Jorge Lorenzo, scomodo compagno di squadra di Valentino, sarà effettivamente maturato, se Daniel Pedrosa, ancora infortunato a un ginocchio, sarà finalmente all'altezza dei sui rivali, se la Suzuki consentirà a nonno Loris Capirossi (36 anni appena compiuti) di lottare per il podio, se Nicky Hayden, neo pilota Ducati, riuscirà ad avvicinare le prestazioni di Stoner.

Ma la novità più importante è che un pilota italiano, Andrea Dovizioso, approda vestito del nuovo sponsor Red Bull alla Honda-HRC, un tempo il team più ambito del mondo, oggi un po' in disarmo: un punto di arrivo per un ragazzo di 23 anni, con alle spalle tanta gavetta e un titolo conquistato con la Honda 125 nel 2004.

Andrea, prova a spiegare anche ai meno esperti che mondiale sarà...
«Ci sono stati dei cambi di regolamento, anche giusti, che avvantaggeranno alcuni piloti, penalizzandone altri: chi correva già in passato con le gomme Bridgestone, parte favorito. In più, durante l'inverno si è girato la metà che nel 2008 e questo ha ulteriormente svantaggiato chi viene dalle Michelin: ecco perché la Honda è ancora un po' indietro nella preparazione».

Quindi, in sintesi, i favoriti rimangono Rossi e Stoner?
«Senza dubbio. Sarà competitivo anche Lorenzo, nonostante l'anno scorso corresse con le Michelin: ma lui ha dovuto semplicemente adattarsi al pacchetto già vincente Yamaha-Bridgestone».

Parliamo di Stoner: da pilota, come spiega questa sua facilità nell'entrare in pista e realizzare tempi inavvicinabili per gli altri?
«Non me lo spiego. È imbarazzante: da pilota non posso far altro che fargli i complimenti. Tanti riescono subito a essere veloci, ma come lui non ho mai visto nessuno».

E perché solo lui riesce a essere veloce con la Ducati?
«Finché non provi una moto, è impossibile capirne pregi e difetti. Da fuori si vede soltanto che la Ducati si muove moltissimo e tutti i piloti, tranne Stoner, si irrigidiscono a guidarla; al contrario, Casey ne sfrutta al meglio i pregi, come la stabilità in frenata».

È fortuna o sfortuna correre nella stessa epoca di Rossi?
«È assolutamente una fortuna! È logico che Valentino ti toglie spazio, perché lui vince moltissimo; ma a me piace la sfida e uno come lui ti dà uno stimolo importante. Inoltre, mi piace ammirare e studiare un pilota così forte, e poterlo fare dalla pista è ancora più importante e più bello».

Darà più fastidio Lorenzo a Rossi o Dovizioso a Pedrosa?
«Una bella sfida: saremo due compagni di squadra scomodi».

Nel box Yamaha c'è un muro per dividere Rossi e Lorenzo: succederà lo stesso anche in altre squadre?
«Probabile. Il muro ha senso di esistere se l'odio tra i due piloti è così grande, che è meglio per entrambi non vedersi: non mi piace, ma non è poi così sbagliato».

Per età e risultati è lei l'erede di Rossi e Capirossi: sente il peso di questa responsabilità?
«Sinceramente credo che dopo Valentino sarà un casino per qualsiasi pilota italiano: uno potrà anche vincere il mondiale, ma quello che sta facendo e quello che lascerà Rossi sarà irripetibile! Ma io penso solo a lottare con lui, Stoner, Pedrosa e Lorenzo: credo sia un momento bellissimo della MotoGP, perché ci sono grandi campioni tutti insieme».

Lei viene considerato come uno dei piloti più intelligenti del mondiale: si ritrova in questo giudizio?
«Non so se intelligente è l'aggettivo giusto, ma naturalmente ne sono orgoglioso. Sicuramente sono uno che analizza anche il minimo dettaglio e questo mi dà la possibilità di migliorare».

Cosa manca alla MotoGP?
«L'amicizia e la tranquillità che c'è, per esempio, nel motocross».

Lei è testimonial dell'associazione «bambini cardiopatici nel mondo» del dottor Frigiola: come mai?
«Credo in questa associazione e l'ho anche vissuta da dentro: spero che il mio supporto possa dare a quei bambini un piccolo aiuto».