Io, magistrato spalla della Gerini

Francesca Camponero

Cominciamo col dire che la giornata di un attore di fiction è completamente diversa rispetto a quella di uno di teatro. La prima diversità sta nell'orario di inizio lavoro. Se l'attore di teatro ha l'uso di incominciare la sua giornata alle 2 del pomeriggio,quello di fiction o cinema è già in piedi alle 7 del mattino quando gli va bene. Questo non vuol dire che il suo lavoro sia più o meno impegnativo, semplicemente è diverso, con altri ritmi. A questi nuovi ritmi mi sono dovuta adattare anch'io quando ho girato la settima puntata di «48 ore» in cui mi è stato affidato il ruolo di magistrato. Non che non sia abituata ad alzarmi alle 7 del mattino, ma ammetto che l'agitazione non è poca quando sai che dopo un'ora devi essere pronta sul set, col cervello lucido per ricordare le battute imparate in soli 2 giorni. Ma essere pronti all'ora prestabilita non significa comunque cominciare subito a girare. Un ora di trucco e capelli, poi via con la macchina della produzione che ti porta sul luogo dove verranno filmate le scene della puntata, nel mio caso specifico, il tribunale di Genova. Io che ho studiato da avvocato, senza aver mai esercitato, ero emozionata di vestire, sia pur per finzione, le vesti di quella professione che avrebbe dovuto essere la mia, ma di attesa per entrare finalmente nel ruolo ne ho fatta tanta, più di tre ore. Le riprese di quello che mi riguardava sono iniziate verso mezzogiorno e mezzo.
Claudia Gerini, bellissima più dal vivo che sullo schermo, e abituata più di me alla situazione, non era per niente impaziente. Faceva andare su e giù la carrozzina della sua bambina, cantandole piano qualcosa. Ogni tanto si fermava, si accucciava ai piedi della bambina, le sussurrava qualche parolina, la baciava e mi sorrideva complice. Dovevamo aspettare pazienti, questo è il lavoro del cinema. Il problema del ritardo era dovuto ad una scena di massa in un'aula del tribunale dove si rappresentava un processo. Evidentemente coordinare 100 comparse, attori, macchinisti non era impresa facile per Eros Puglielli, il giovane regista della fiction, che ogni tanto si vedeva uscire dall'aula con le braccia alzate.
A mezzogiorno è stato allestito una specie di buffet fuori,sul retro del tribunale,dove tutto lo staff libero si è catapultato come accade in quei festini in cui si fa a gara a chi piglia di più senza ritegno. Anche in questo caso io e Claudia Gerini ci siamo guardate sorridendo, decidendo tacitamente di aspettare di mangiare quello che sarebbe rimasto piuttosto che rischiare di sporcarci o strapparci l'abito di scena. Quando finalmente siamo state convocate per le riprese, devo ammettere che la concentrazione era andata a farsi benedire, forse per il panino al prosciutto buttato giù con un bicchiere di vino, ma la tensione doveva essere riacquistata assolutamente ed anche velocemente.
A farmi tornare nello spirito giusto è stato il collega scelto per interpretare il criminale che dovevo giudicare. Credo di non aver mai visto faccia più indicata della sua. Così, dopo qualche prova luce, alla parola «azione» si è dato il via ai numerosi ciak che si sono protratti fino a tardo pomeriggio. Quando a bordo della Mercedes a me assegnata sono tornata nel mio carrozzone-camerino per togliere trucco e abito di scena ero a pezzi.
La baby sitter della signora Gerini riportava la bambina all'attrice che non sembrava desiderare altro che riabbracciare la figlia. Col suo solito sorriso dolce e triste mi ha detto di essere alloggiata in un hotel a Nervi e, visto che l'indomani sarebbe stata domenica, voleva portare la bambina al mare. Ci siamo salutate per rivederci il lunedì mattina proprio come due «vecchie» colleghe di lavoro.