Io, mamma, ho fatto morire il mio bimbo

il signor Ferrara in una recente puntata del programma Otto e mezzo ha introdotto una discussione sul delicatissimo argomento dell'eutanasia infantile. Nel corso della trasmissione l'Olanda è stata accusata di infanticidio in stile nazista: alcuni partecipanti, assieme a Giuliano Ferrara, si sono messi a discutere perdendo di vista il nocciolo di un argomento delicatissimo e difficilissimo. L'eutanasia è un tema assai complesso che purtroppo non ha trovato soluzione in Italia e mi domando perché Ferrara abbia affrontato un problema su cui è evidentemente impreparato e insensibile. Tra i partecipanti il signor Capezzone della Rosa nel pugno è stato estremamente incivile usando la trasmissione per fare un comizio, mentre la povera eurodeputata olandese, signora Sophie In’t Veld, era palesemente imbarazzata dalla demenza italiana. Mi sono stupita che abbia avuto la forza di resistere fino all’ultimo.
Il ministro Giovanardi, che definirei fondamentalista cattolico con il paraocchi, si è messo a sbraitare che chi applica l'eutanasia sui bambini è a dir poco un assassino. Bene, allora io e mio marito abbiamo ucciso il nostro bambino dopo solo 50 ore di vita, staccandogli la respirazione artificiale e lasciandolo morire tra le mie braccia. Era nato prematuro e senza segni vitali, resuscitato «miracolosamente» dai dottori era comunque rimasto a livello vegetativo, senza speranza di vita. Ricordo l'assistenza straordinaria del personale del reparto neonatale e del primario che, per primo, mi disse che altri miracoli non potevano più accadere. Così decidemmo di «staccare la spina» di comune accordo. Tale decisione non fu presa da dottori e genitori assassini, ma da coloro che più amavano quel bambino e che tuttora lo ricordano come l'amore della loro vita.
Ringrazio l'Olanda che nel 2002 legalizzò l'eutanasia, la ringrazio per aver creato nel 2005 un protocollo per l'eutanasia di bambini nati con grandi sofferenze e senza speranza, la ringrazio perché assiste e aiuta i genitori a prendere la decisione più difficile e terribile della loro vita.
Vorrei invitare i signori che hanno partecipato a quella trasmissione a trascorrere 24 ore in un reparto di patologia neonatale e a parlare con i genitori e i medici ma, soprattutto, li invito a guardare bene i neonati senza speranza, guardarli bene negli occhi e poi pensare...
Una mamma