«Io, mamma, ho finanziato il progetto per onorare il coraggio di mio figlio»

Il suo bambino è morto per una neoplasia, lei ha donato 100mila euro all’équipe del professor Finocchiaro

da Milano

Il suo ultimo disegno è stato un arcobaleno. Un simbolo di speranza, e lui di speranza, a soli otto anni, ne ha lasciata davvero tanta in eredità. Altri bambini colpiti come lui da glioblastoma potranno forse crescere grazie a lui e alla generosità dei suoi genitori che hanno finanziato con 100mila euro una parte della ricerca che ha scovato le cellule killer del tumore cerebrale. Con Giovanni S., Gio, come amava farsi chiamare il piccolo triestino, il destino è stato crudele. Un destino che i genitori non vogliono che si ripeta con gli altri bambini, e contro il quale si sono attivati per collaborare con il professor Gaetano Finocchiaro del Besta confidando nella sua sfida. Anche se il direttore della struttura di neuro-oncologia dell'ospedale di Milano non ha mai avuto in cura il loro figlio. «Contro quel maledetto male ha vinto tante battaglie - spiega Francesca, la madre - ma ha perso la guerra. Tocca a noi continuarla, glielo dobbiamo. Per questo motivo abbiamo deciso d'affiancare il professor Finocchiaro». Ma come siete arrivati a lui? «Ce lo ha indicato Mauro Giacca, il direttore del centro internazionale di bioingegneria genetica dell'area di ricerca di Trieste. E ora Giovanni continua a vivere in quello che Gaetano fa». Vi siete schierati al suo fianco impegnandovi a fondo, come avete fatto a raccogliere i 100mila euro che hanno sostenuto la ricerca durata venti mesi? «Sono stata - racconta con voce serena la signora Francesca - la destinataria di numerose donazioni di persone che ci conoscono e che conoscevano che personcina era Gio. Gio scritto senza accento, come lui stesso aveva deciso». Un bambino con tanta fantasia e con tanta serenità nonostante i due anni di sofferenze e di cure aggressive. «Giovanni ha dovuto subire un intervento di neurochirurgia, radioterapia e chemioterapia - continua la madre - è stato in cura a Trieste, all'Istituto dei tumori di Milano e a Boston. È sempre stato forte, anche negli ultimi tempi quando è stato sottoposto a cure a base di cortisone, terapie nel suo caso più aggressive della chemioterapia. Basti pensare che quando ha capito che una sua manina si era bloccata e non avrebbe più funzionato ci ha tranquillizzati. Mamma, papà - ha detto - state sereni la mia manina funzionerà in Paradiso». E una mano grande è, invece, quella che ha dato agli altri bambini e adulti che soffrono come lui per colpa di quel tumore cerebrale che per ora non è curabile. «La speranza però non deve mai mancare e quello che fa il professor Finocchiaro non deve fermarsi», conclude Francesca S. che coltiva la memoria di quel suo bimbo bello e coraggioso con il marito e le due figlie. La più grande, che Gio lo ha conosciuto, e la piccolina che è nata alla fine del 2003. Più di un anno dopo che Giovanni era andato a giocare con la playstation in Paradiso.