«Io, medico 007, a caccia di errori in corsia»

Formazione a tutto campo, dalle questioni legali e assicurative fino alla sicurezza

Marisa de Moliner

Al San Paolo c'è un detective in corsia. Tocca a lui indagare su quanto rischia l'ospedale di incorrere in incidenti funesti. Quelli che finiscono tra le mani degli avvocati o nelle aule dei tribunali. Nel primo caso per la discussione delle cause civili di risarcimento e nel secondo per quelle penali. Un bell'impegno in più per Mauro Moreno, direttore sanitario del nosocomio di via di Rudinì, che all'abituale lavoro di tutti i giorni ha dovuto aggiungere questa sorta d'attività investigativa.
Da quanto è risk manager?
«Da un anno e mezzo. Alla fine del 2004 la Regione ha richiesto a tutti gli ospedali lombardi d'istituire un gruppo del rischio con tanto di nomina di un coordinatore e la costituzione di un comitato ristretto».
Così al San Paolo è stato scelto lei? «Qui sono stato scelto io come direttore medico di presidio, altre strutture hanno optato per il responsabile degli affari legali. Per prepararmi ho frequentato nel 2005 un corso organizzato dalla Regione con l'Iref (l'Istituto regionale per la formazione): sei giornate formative in un anno. Lo stesso iter seguito anche quest'anno da altri risk manager che in Lombardia sono una cinquantina».
Cosa non può ignorare lo 007 della sanità?
«Siamo in grado di trattare i problemi della gestione del rischio, quelli medico-legali e quelli assicurativi. Principalmente “sistematizziamo” le attività destinate alla valutazione e alla gestione del rischio. In pratica abbiamo regolamentato un'attività che gli ospedali svolgevano da tempo. L'iniziativa della Regione ha dato uno spunto in più alle strutture. Stiamo creando una cultura sull'errore in medicina per garantire prestazioni sicure e contenere i contenziosi».
I compiti del detective in corsia
«Sono vari. Entro fine aprile, come previsto dalla Regione, ho stilato il piano annuale della gestione del rischio e la proposta di progetti istituiti ad hoc da svolgersi nell'anno in corso. Un'operazione cui il Pirellone tiene molto, basti pensare che il raggiungimento di questo obiettivo servirà come peso importante nella valutazione dell'attività dei direttori generali degli ospedali e delle Asl»
Terminato il piano antierrori è terminata anche la sua attività di risk manager?
«No, perché è un impegno continuo. Ogni settimana mi riunisco con medici e amministrativi del servizio qualità la cui attività può avere un impatto con la sicurezza dell'ospedale. È un modo per garantire che le attività dell'ospedale rispondano ad alcune regole predefinite».
Le riunioni finiscono qui?
«No, ce ne sono altre con il personale del servizio prevenzione e protezione che s'occupa della sicurezza degli operatori. Perché il rischio è inteso verso terzi sia come utenti sia come dipendenti. Ci sono poi altre riunioni con l'Ufficio relazioni con il pubblico che, raccogliendo le lamentele dei pazienti, è la prima cartina di tornasole dei problemi. Altri incontri vengono effettuati con i farmacisti e gli ingegneri per il controllo dell'utilizzo dei medicinali e delle apparecchiature». Non è finita: lo 007 si serve anche delle segnalazioni anonime, «niente a che fare con la delazione - ha aggiunto Moreno - serve a scoprire eventuali comportamenti a rischio».