Io, il Migliore laureato da Mike

Ibrahimovic? Mai sentito. Forse sarà stata la mia fede rossonera, ma evidentemente i giocatori dell’Inter non li reggo. Anzi, non li conosco proprio. Eppure, anche se davanti a quella domanda di Mike («Chi è il giocatore svedese dell’Inter?»), da prima elementare del calcio, ho fatto scena muta, alla fine sono stato il Migliore. Da non confondere con il compianto, i gusti son gusti, Palmiro Togliatti. Dunque, per chi non lo sapesse, Il Migliore, è un telequiz che va in onda il martedì in prima serata su Rete 4 ed è condotto, implacabilmente (e impeccabilmente), da Mike Bongiorno. Ogni settimana scendono in lizza sedici rappresentanti di una determinata categoria professionale: il martedì precedente al mio si sfidavano gli attori di fiction, prima ancora gli studenti universitari, e retrocedendo, gli avvocati e i nobili (che certamente sono una categoria, ma sul professionale ci sarebbe da discutere). Bene, martedì erano in lizza i giornalisti che si occupano di tv.

Qualche collega lo conoscevo, la maggior parte no, ma io bazzico poco le conferenze stampa, sono più un animale, facili ironie a parte, da scrivania o al massimo da poltrona cinematografica. Il Migliore, sottotitolo Sfida d’intelligenza, è una gara a eliminazione: attraverso cinque giochi diversi, dei sedici concorrenti iniziali alla fine ne resta uno, un po’ come nei Dieci piccoli indiani di Agatha Christie, che, guarda caso, è stata una delle domande che mi ha fatto Mike. Una delle tante a cui ho saputo rispondere. Me ne avrà fatte una cinquantina, a occhio e croce, tutte a raffica, quel diavolo d’un uomo, che quando è dinanzi al microfono ringiovanisce di colpo, e un bel po’ le ho ciccate.

È una frase fatta, ma è vero, verissimo: placidamente seduti sul divano di casa siamo tutti professori, ma lì, tra riflettori, pubblico, pulsanti, l’incalzare di Mike, la cipria spalmata sulla faccia, l’abito da cerimonia portato ben impacchettato da casa (sì, perché quello casual vale soltanto per le prove) ti viene addosso una tensione, che in confronto Hitchcock è un dilettante. Tanto più che la gara, che poi va in onda in differita, depurata di rallentamenti, intoppi tecnici e rare contestazioni, comincia verso le quattro del pomeriggio per finire alle nove e rotti di sera. Cinque ore di interrogatorio farebbero crollare anche Jack lo Squartatore. Non certo Mike, che ogni tanto si lamenta con le sue assistenti per la durata extralarge della trasmissione, ma dopo un’immersione di tre minuti tre in poltrona, riemerge più fresco di Venere dalle acque.

Sfida d’intelligenza, dicevo, è il sottotitolo del programma, ma i sei eccellenti autori, tra cui il mitico Ludovico Peregrini di Rischiatutto, hanno forse esagerato. Io, in tutta modestia, la definirei più una gara di prontezza e di riflessi, unite, certo, a una infarinatura di cultura generale. Ecco, l’unica autentica sfida d’intelligenza è il gioco dell’sms, dove il sottoscritto (ma è stato, credetemi, un atroce scherzo del destino) è finito tragicamente sesto su sei. Grazie al cielo è un gioco indolore, nel senso che non pregiudica la classifica, casomai intacca il blasone. Una tappa, due, tre, e la quarta in cui si porta la propria materia (la mia era i mondiali di calcio dalle origini): le ho vinte tutte, con l’aiuto della buona sorte e di un’erudizione da Settimana enigmistica. Alla fine, nel testa a testa decisivo, ho battuto, non senza soffrire, l’amico Daniele Soragni di Tv Sorrisi e canzoni. E ora sono pronto alla supersfida Il Migliore dei Migliori, dove presto incontrerò i quindici vincitori delle altre categorie: il numero uno tra i cuochi, i maestri di sci, i veterinari, architetti e via elencando. Si vedrà.

Sul teleschermo avevo ancora la coppa in mano, che a casa martedì sera, sono cominciate a giungere le telefonate e gli sms di congratulazioni, continuate senza tregua per l’intera giornata di ieri. Mi hanno chiamato perfino un’antica colf che non sentivo da cinquant’anni, e un’amica di gioventù mai più rivista dall’università. Insomma, era la conferma, peraltro superflua, che due ore in tv valgono più di un’ultratrentennale carriera sulla carta stampata. Quando vado in pensione, chiedo a Mike se mi prende come vice.